lineaitaliapiemonte.it | 07 aprile 2026, 15:24

Operata al San Luigi di Orbassano mentre ascolta la sua playlist preferita

La paziente, una donna di 53 anni affetta da fibrosi cistica, non avrebbe potuto affrontare un'anestesia generale. Spiegano gli urologi Marco Cossu e Massimiliano Poggio: ««L’intervento sarebbe stato possibile anche con tecniche alternative, ma con tempi più lunghi e minore sicurezza in una paziente in queste condizioni cliniche»

Operata al San Luigi di Orbassano mentre ascolta la sua playlist preferita

ORBASSANO (TO) - Un complesso intervento per calcolosi renale su una paziente di 53 anni affetta da fibrosi cistica effettuato mentre ascolta la playlist preferita.

È successo nei giorni scorsi al San Luigi Gonzaga di Orbassano per ovviare al quadro di compromissione della funzionalità respiratoria tale da controindicare in modo assoluto l'anestesia generale.

La procedura è stata quindi condotta con la paziente sveglia, in rachianestesia (anestesia spinale) mediante un approccio percutaneo, una tecnica che consente di raggiungere il rene attraverso un piccolo accesso cutaneo, senza incisioni chirurgiche tradizionali. Si è trattato di un intervento particolarmente impegnativo per le dimensioni, la sede e la conformazione del calcolo, eseguito dall’equipe dell’Urologia diretta da Cristian Fiori.

E così durante l’intervento, la paziente ha potuto ascoltare le sue canzoni preferite, perché l’utilizzo di musica e stimoli sensoriali positivi in sala operatoria è supportato da evidenze scientifiche, che dimostrano come la musica contribuisca a ridurre ansia e stress, migliorando il comfort del paziente durante procedure eseguite in anestesia locoregionale. L’anestesia è stata effettuata da Roberto Russo.

Dopo qualche ora di osservazione in Recovery Room, dedicata ai casi più complessi, la paziente è stata trasferita in reparto. Il decorso post operatorio è stato seguito dall’equipe di Pneumologia, diretta da Alberto Perboni, negli spazi dedicati alla fibrosi cistica, di cui l’ospedale è Centro di Riferimento Regionale.

«Le coliche si sono presentate di notte, quindi mi sono recata al Pronto Soccorso di un altro ospedale vicino a casa e, dopo gli accertamenti, mi hanno comunicato che era necessario un intervento in anestesia generale - racconta la paziente – Sono 53 anni che convivo con la mia malattia, la fibrosi cistica e sono seguita dal centro del San Luigi dal 1991. Conosco il mio corpo ed i possibili rischi di un’anestesia generale. Ho chiesto ai medici di quel Pronto Soccorso di contattare i colleghi del Centro Fibrosi Cistica del San Luigi affinché la mia situazione di fragilità e tutti i rischi connessi fossero ben noti. Dopo vari consulti con la dottoressa Sara Demichelis, mi hanno trasferito al San Luigi, nel mio reparto. Qui mi sento a casa, curata e protetta. Dopo qualche giorno sono stata operata con tutte le attenzioni e premure. Avevo paura della puntura sulla schiena, necessaria per l’anestesia spinale, ma ho scoperto che un’emogasanalisi su sangue arterioso, esame che pazienti come me ripetono spesso, è più doloroso».

Cos'è la fibrosi cistica

La fibrosi cistica è una malattia genetica che colpisce in Italia 1 ogni 6.000 nati. È una malattia cronica a evoluzione progressiva che ha manifestazioni prevalentemente polmonari e pancreatiche, oltre che intestinali e metaboliche. Il Centro del San Luigi, di cui è Responsabile Sara Demichelis, segue attualmente circa 250 pazienti di 35 anni in media e si avvale di un'equipe multidisciplinare e multi professionale che garantisce la presa in carico globale del paziente. L'introduzione di nuove terapie, che consistono in farmaci correttori del difetto di base, ha modificato le traiettorie di malattia e di vita di tanti pazienti, ma non ha eliminato le complicanze legate alla convivenza prolungata con la patologia.

«L’intervento sarebbe stato possibile anche con tecniche alternative, ma con tempi più lunghi e minore sicurezza in una paziente in queste condizioni cliniche - spiegano gli urologi Marco Cossu e Massimiliano Poggio - Particolare attenzione è stata dedicata al posizionamento sul lettino operatorio, adattato alle esigenze respiratorie della paziente, per garantire la massima sicurezza. Abbiamo inoltre utilizzato strumenti miniaturizzati e fonti laser ad alta potenza, che consentono un trattamento efficace e preciso anche in situazioni anatomiche complesse».

Tecnologia e interconnessione tra reparti

«La paziente, seguita da anni dal nostro Centro Regionale di Riferimento per la Fibrosi Cistica - dichiara Alberto Perboni, Direttore della struttura di Pneumologia –, subito dopo l’intervento ha potuto tornare nella sua camera dedicata all'interno del nostro reparto. Oltre alla possibilità che abbiamo dato alla signora di vivere questo momento di difficoltà e preoccupazione in un ambiente rassicurante che le è del tutto familiare, resta la soddisfazione di esser parte di una Azienda Ospedaliera che è in grado di affrontare i problemi clinici più complessi in maniera multidisciplinare e con spirito di collaborazione per migliorare l'offerta di salute di tutti i pazienti».

«L’intervento rappresenta un esempio concreto dell’approccio del San Luigi Gonzaga, fondato sulla collaborazione tra specialità, personalizzazione del trattamento e sull’impiego di tecnologie all’avanguardia – sottolinea il Direttore Generale dell’AOU, Davide Minniti – La sinergia fra il nostro Centro di Riferimento per la Fibrosi Cistica e la nostra Urologia, riferimento non solo per la calcolosi urinaria, ma anche per il trattamento delle principali patologie oncologiche, ha garantito di affrontare questo caso con elevata competenza e tecnologie di ultima generazione. Ma, soprattutto, è l’integrazione tra competenze specialistiche a definire un modello organizzativo e clinico capace di gestire anche i casi più complessi, garantendo sicurezza, efficacia e piena centralità del paziente».