lineaitaliapiemonte.it | 26 marzo 2026, 14:04

200mila tonnellate di rifiuti gestite illegalmente nel cantiere del Parco della Salute di Torino: un sistema strutturato per aggirare i controlli e abbattere i costi

Operazione “Millenium”condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) sulla gestione delle terre e rocce da scavo provenienti dal cantiere del “Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino”. Scatta il sequestro di due impianti. Il prezzo pattuito per il trattamento dei rifiuti, 7 euro a tonnellata, nettamente inferiore ai costi reali stimati 60 euro a tonnellata. Rischio per suolo e falde acquifere

200mila tonnellate di rifiuti gestite illegalmente nel cantiere del Parco della Salute di Torino: un sistema strutturato per aggirare i controlli e abbattere i costi

Un sistema illecito dietro le bonifiche del Parco della Salute

Un articolato meccanismo di traffico illecito di rifiuti emerge dall’operazione “Millennium”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino e condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE). Al centro dell’indagine, la gestione delle terre e rocce da scavo provenienti dal cantiere del “Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino”, uno dei progetti strategici più rilevanti per il territorio.

Secondo gli investigatori, oltre 200.000 tonnellate di materiali – spesso contaminati – sarebbero stati trattati in violazione delle normative ambientali e successivamente reimmessi sul mercato come prodotti “recuperati”, grazie a certificazioni risultate false.

Sequestrati due impianti di trattamento rifiuti

Nella mattinata odierna, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Torino e su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, sono stati posti sotto sequestro preventivo due impianti di trattamento rifiuti riconducibili alla società PERINO PIERO S.r.l.

I siti, situati in Strada Bellacomba e in via Reiss Romoli, sono stati affidati a un amministratore giudiziario. Il provvedimento è il risultato di una complessa attività investigativa basata su intercettazioni, accertamenti tecnici e analisi documentali.

Prezzi fuori mercato e sospetti di pratiche fraudolente

Uno degli elementi chiave dell’inchiesta riguarda l’appalto per la bonifica dell’area. Il prezzo pattuito per il trattamento dei rifiuti – circa 7 euro a tonnellata – sarebbe risultato nettamente inferiore ai costi reali, stimati fino a 60 euro a tonnellata.

Uno squilibrio economico che, secondo l’accusa, avrebbe reso l’appalto sostenibile solo attraverso pratiche illecite: riduzione artificiale dei costi, mancati trattamenti e gestione abusiva dei rifiuti.

Falsificazioni, “cumuli civetta” e controlli aggirati

Le indagini hanno delineato un sistema organizzato e sistematico, basato su numerose condotte fraudolente. Tra queste:

  • falsificazione dei certificati analitici tramite software grafici per attestare la conformità di rifiuti contaminati da idrocarburi e metalli pesanti;

  • mancato o solo apparente trattamento dei materiali;

  • miscelazione e diluizione illecita per abbattere i livelli di inquinanti;

  • occultamento delle analisi sulla contaminazione;

  • strategie per eludere i controlli ambientali.

In particolare, durante le ispezioni di ARPA Piemonte, gli indagati avrebbero sospeso il conferimento dei rifiuti contaminati e indirizzato i controlli verso materiali selezionati, i cosiddetti “cumuli civetta”, nascondendo quelli più pericolosi.

Rifiuti reimmessi sul mercato e rischi ambientali

Parte dei materiali sarebbe stata riutilizzata illegalmente come prodotto “End of Waste”, nonostante non fosse stata sottoposta ai necessari trattamenti. Tra i casi documentati, anche l’impiego di circa 22.000 tonnellate di fresato d’asfalto per la realizzazione di un piazzale industriale.

Le condotte contestate avrebbero comportato un concreto rischio per l’ambiente, in particolare per suolo e falde acquifere, oltre che per la salute pubblica.

Numerosi indagati, accuse gravi

Nel procedimento risultano indagate numerose persone tra amministratori, dirigenti, dipendenti e operatori della filiera dei rifiuti, oltre alle società coinvolte.

Le accuse, a vario titolo, comprendono:

  • traffico illecito organizzato di rifiuti;

  • inquinamento ambientale;

  • falsità materiale e ideologica;

  • intralcio alle attività di controllo.

Secondo l’impostazione accusatoria, i vertici aziendali avrebbero avuto un ruolo centrale nell’organizzazione del sistema illecito, impartendo direttive operative e gestionali.

Il ruolo degli investigatori e lo stato dell’inchiesta

L’operazione evidenzia il ruolo della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Torino e la specializzazione dei Carabinieri del NOE nel contrasto alla criminalità ambientale organizzata.

Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari: per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Redazione