ROMA - Quello dell’automotive è uno dei dossier più delicati a livello industriale e occupazionale in Italia e in Europa, coinvolgendo milioni di lavoratori tra diretti e indiretti. «Per quanto ci riguarda, è positivo lavorare per rafforzare le modifiche in Europa; tuttavia, il problema dell’industria non è riconducibile solo al quadro regolatorio UE, che va sicuramente corretto» ha detto il Segretario generale FIM-CISL Ferdinando Uliano. «Sul piano interno, il Governo deve ripristinare le risorse per il settore che sono state tagliate a partire dal 2025».
Allo stesso modo, dicono dal sindacato, è necessario affrontare con determinazione e senza rimandi la riduzione del costo dell’energia. L’azione in Europa deve anche puntare ad attivare nuove risorse e investimenti per il settore industriale e dell’auto. Servono deroghe al Patto di Stabilità per gli investimenti di tutta l’industria, non solo per il comparto militare.
«Come FIM, abbiamo diffuso a inizio gennaio i dati sulla produzione Stellantis del 2025: i numeri sono preoccupanti».
Sono stati prodotti appena 380 mila veicoli, cifre che destano forte allarme. Attualmente, gli impianti funzionano al 35% della capacità produttiva e l’indotto - a partire dalle aziende di componentistica -sta accusando pesantemente questa crisi.
Occorre sollecitare il governo l ripristino delle risorse necessarie per gestire la transizione.
«Queste non possono ridursi esclusivamente ai bonus per l’acquisto: serve un piano industriale nazionale, sulla scia di quanto fatto da anni in Paesi come la Spagna, per sostenere l'intero settore e rilanciare produzione e occupazione. Coglieremo l’occasione anche per richiedere la convocazione di un tavolo ministeriale con il Gruppo Stellantis - non possiamo più aspettare, visti i numeri». È fondamentale la presentazione del nuovo piano industriale annunciato da Filosa a metà anno: abbiamo bisogno di risposte sugli impegni non attuati del piano 2024, a partire dalle nuove Stelvio e Giulia (ibride ed elettriche). Chiediamo inoltre chiarimenti sulla Gigafactory di Termoli, progetto su cui non si hanno più notizie e la cui situazione produttiva è drammaticamente preoccupante; riteniamo necessario che, oltre ai cambi, vengano assegnati al sito nuovi motori.





