lineaitaliapiemonte.it | 29 settembre 2022, 16:06

Piccole e medie imprese alla canna del gas: crollo storico della fiducia

L’Ufficio Studi di API Torino mostra una situazione drammaticamente negativa: in tre mesi crollo della fiducia di 40 punti (minimo storico), il 52% delle imprese prevede un calo produttivo, il 47% rinuncia a nuovi investimenti, il 19% prevede riduzione dell' occupazione. Cellino, presidente Api Torino: “Subito una nuova politica industriale. Responsabilità del futuro Governo e del nuovo Parlamento”

Piccole e medie imprese alla canna del gas: crollo storico della fiducia

Dopo un primo semestre 2022 che faceva presagire un miglioramento della situazione economica, l’aggiornamento a settembre 2022 dell’indagine congiunturale condotta nello scorso luglio dall’Ufficio Studi di API Torino mostra una situazione drammaticamente negativa. La situazione internazionale, la guerra Russia-Ucraina e la crisi di governo in Italia, spingono gli imprenditori ad una decisa virata verso il pessimismo.

Energia punto cruciale

"E’ evidente che stiamo vivendo un momento difficilissimo, forse più difficile di quello vissuto due anni fa con l’inizio della pandemia di Covid-19”, dice il Presidente di API Torino, Fabrizio Cellino, che aggiunge: “La necessità di politiche industriali serie e concrete deve trovare risposte immediate non solo da chi tra pochi giorni governerà l’Italia, ma da tutta la classe politica che siede nel nuovo Parlamento. I numeri parlano chiaro: i risultati degli sforzi del sistema industriale del nostro territorio sono davvero a rischio. Il punto cruciale adesso è quello energetico. Occorrono coesione e politiche industriali ed energetiche decise e immediate perché se non ci saranno correttivi abbiamo davanti tre scenari: disoccupazione galoppante e chiusura delle imprese o chiusura temporanea delle aziende per superare l'inverno con massiccio utilizzo alla cassa integrazione e conseguente diminuzione della capacità di spesa di milioni di cittadini. Il terzo scenario, invece, è legato al fatto che l'Italia ha un costo energetico superiore a quello degli altri Paesi, quindi al di là dell’emergenza chiediamo, a chi è stato eletto, di non dimenticare che certe scelte europee potrebbero non essere congeniali all'Italia. Occorrerà essere molto rigidi su questo per non veder aumentare questo divario”.

No elemosine ma progetti di sviluppo

Cellino quindi sottolinea: “Non chiediamo l’elemosina, ma strumenti di sviluppo che ci consentano di essere ancora competitivi a livello internazionale. Nell’immediato, oltre che sull’energia, occorre agire sul cuneo fiscale a partire dalla decontribuzione degli aumenti contrattuali. Guardando più al nostro territorio, sono preoccupato per la tenuta delle nostre filiere produttive. E’ evidente che serve rafforzare ancora di più la lobby per il Piemonte”. Cellino quindi manda un altro segnale al futuro governo sull’aumento dei tassi di interesse: “In questa situazione di inflazione non generatasi dalla domanda, la crescita dei tassi è profondamente sbagliata”.

Peggioramento quadro deriva da situazione internazionale

Fabio Schena, responsabile dell’Ufficio studi che ha condotto l’indagine, sintetizza così quanto sta avvenendo: “Gli elementi che indicano il peggioramento della situazione derivano dal contesto internazionale. Il peggioramento del contesto internazionale, che vede la continuazione del conflitto Russo-Ucraino, il cui esito e durata rimangono un punto interrogativo, a cui si somma la perdurante crisi delle commodities, dovuta al rincaro dei prezzi e relative difficoltà di approvvigionamento, e la sopraggiunta e repentina crisi dei prezzi dell’energia, sta avendo gravi ripercussioni sull’economia locale mettendo a dura prova la continuità aziendale del sistema produttivo, soprattutto per quanto riguarda le imprese manifatturiere”. Ma vediamo il dettaglio della situazione.

Grado di fiducia

Il grado di fiducia degli imprenditori ha avuto un tracollo vertiginoso. Rispetto a solo 3 mesi fa, la diminuzione è di oltre 40 punti percentuali passando dal precedente -11.7% all’attuale -59.8% facendo registrare un minimo storico (addirittura superiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quella registrato in periodo Covid-19, pari a -46.6%).

Costi dell’energia

Se già nel 2021 l’incidenza dei costi dell’energia si aggirava attorno al 4%, con picchi del 5,2% per il settore manifatturiero, nel 2022 l’incidenza attesa sui ricavi è prevista al 9,5%. Al momento, i tentativi per arginare questo fenomeno da parte delle imprese consistono nei seguenti interventi: aumento dei prezzi (54.9%), rinvio degli investimenti programmati (26,5%), riduzione delle attività che richiedono maggiore consumo di energia (26,5%), rinegoziazione dei contratti di fornitura (21,6%), investimenti in fonti rinnovabili (16,7%). Il 12,7% dichiara di non aver adottato nessun intervento.

Produzione, ordini, fatturato

Le previsioni per il secondo semestre 2022 relative a tutti gli indicatori congiunturali sono drasticamente peggiorate, rispetto a quelle raccolte soli 3 mesi fa, portando i saldi ampiamente sotto lo zero: saldo previsionale Produzione pari al -42.1%; saldo previsionale Ordini pari al -42.2%; saldo previsionale Fatturato pari al -32.4%. Le previsioni da parte delle imprese del settore manifatturiero sono ancora più drammatiche soprattutto con riferimento ai livelli produttivi, che sono previsti in calo dal 52% delle imprese, e il saldo previsionale relativo agli ordini che tocca addirittura quota -51.3%.

Liquidità e credito

Ci sono evidenti difficoltà di liquidità portando come conseguenza all’aumento della domanda di credito: il 52,3% degli imprenditori prevede di soddisfare il proprio fabbisogno finanziario rivolgendosi agli istituti di credito (rispetto all’indicazione del 46,5% fornita a luglio 2022). In particolare, il 28,8% delle imprese necessita di linee di credito a breve termine, contro la precedente previsione pari al 26,4%. Il 22,5% prevede l’indebitamento a medio/lungo termine, in sensibile contrazione rispetto alla precedente previsione pari al 30,2%.

Investimenti

In calo la quota di imprese che ha in programma la realizzazione di nuovi investimenti: era il 63% tre mesi fa, è il 53% oggi. La rinuncia a programmare nuovi investimenti riguarda il 47% delle imprese e viene attribuita principalmente all’elevato grado di incertezza politica e dei mercati (28%).

Occupazione

Al momento solo il 6% delle imprese sta facendo ricorso ad ammortizzatori sociale, ma già entro la fine dell’anno questa percentuale è prevista al 20% del campione. La quota di imprese che prevede di incrementare i livelli occupazionali è pari al 7,4% del campione, contro il 19,4% che ne prevede la riduzione. Viene osservata una diminuzione della quota di imprese che ha in programma nuovi inserimenti, passata dal 52,5% di Dicembre 2021, al 48,8% di Luglio 2021 all’attuale 40,9%, Nonostante ciò, lo strumento più utilizzato come forma di inserimento resta comunque il contratto a tempo indeterminato (13,6%), seguito dal contratto a tempo determinato (11,8%), il contratto di apprendistato (6,4%) e il contratto di somministrazione (9,1%).

Redazione

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