lineaitaliapiemonte.it | 05 dicembre 2021, 21:54

La marcia dei 40.000 a Vienna contro lockdown e obbligo vaccinale nel solito silenzio dei media mainstream

La lezione dell’Austria non è servita a niente: il 15 novembre il cancelliere Schallenberg aveva introdotto il lockdown per non vaccinati e dopo 4 giorni fu costretto a fare marcia indietro di fronte alle proteste e all’accelerazione della crescita dei contagi, avvenuta subito dopo l’entrata in vigore del provvedimento, estendendolo a tutta la popolazione. In Italia si introduce il lockdown per non vaccinati quando ancora i contagi non sono esplosi, come sta già avvenendo in Germania e in Francia. Ma quando nelle prossime settimane è possibile che anche in Italia contagi, ricoveri e decessi cresceranno a dismisura, dovranno poi spiegare ai cittadini a cosa è servito il super green pass. Anzi, dovranno spiegarlo alla magistratura, perché è certo che di fronte alla manifesta inutilità di provvedimenti che fanno scempio non solo di diritti umani, ma di semplice buon senso, ci sarà sicuramente da qualche parte d’ Italia un giudice che si prenderà il doveroso incarico di mettere le cose a posto. Intanto dall’ Austria giunge la notizia di che sabato a Vienna c’è stata un’ imponente marcia di oltre 40.000 persone (fonte Reuters) contro lockdown e obbligo vaccinale. Ovviamente, se si esclude la Reuters e pochi altri, come il New York Times, la notizia del fiume umano che ha invaso le strade di Vienna è passata inosservata. Ma una poderosa marcia di protesta che avviene a Vienna non può passare inosservata, perché quella città nel passato è è stata, in particolare nei primi 45 anni del secolo scorso, uno dei crocevia più importanti della storia dell’Europa

La marcia dei 40.000 a Vienna contro lockdown e obbligo vaccinale nel solito silenzio dei media mainstream

In Europa così come negli USA, l’insofferenza delle popolazioni verso i talebani del vaccino cresce giorno per giorno. Dopo le grandi manifestazione di Amsterdam e Bruxelles della settimana scorsa, anche in questo fine settimana sono continuate le proteste nelle città del nord Europa. In particolare questo sabato si è svolta a Vienna una imponente marcia di oltre 40.000 persone (sicuramente molte di più, visto che questo dato è fornito da fonti ufficiali, che non hanno nessun interesse ad enfatizzare quel che è avvenuto). Ma vediamo i presupposti della manifestazione.

Il cancelliere austriaco Schallenberg , quello che dopo aver ritirato precipitosamente il lockdown per non vaccinati ha poi rilanciato per l’obbligo vaccinale, ha annunciato due giorni fa le sue dimissioni. La motivazione ufficiale è che, secondo le regole interne al Partito Popolare a cui appartiene, l’annuncio dell’uscita di scena dalla politica dell’ex cancelliere Kurtz (dimessosi in seguito allo scandalo dei sondaggi elettorali truccati di cui è accusato) dovrà essere il prossimo presidente di quel partito a guidare il governo.

In realtà la gestione grottesca della cosiddetta emergenza covid, così come l’incapacità a controllare la situazione economica che sta precipitando, ha accelerato l’evoluzione degli eventi. Schallenberg ha trovato il pretesto per squagliarsela subito, visto che ormai è completamente screditato, il futuro appare nebuloso e non sa che pesci prendere.

Si era subito intuito che quella dell’obbligo vaccinale, che secondo Schallenberg doveva entrare in vigore l’ 1 febbraio, era stata una “fiche” buttata lì a casaccio sperando, con quello spauracchio, di risollevarsi dal pantano nella quale si è ficcato lui e il suo partito. Lo dimostra il fatto che l’obbligo sarebbe dovuto entrare in vigore a febbraio e non subito. Se questo obbligo era veramente indispensabile, perché procrastinarlo di due mesi, cioè a babbo morto, e non imporlo subito, quando i contagi imperversano incontrollabili, considerando anche che siamo nel pieno della stagione invernale?

La nascosta speranza di Schallenberg era quella di dividere gli austriaci fra la maggioranza favorevole e una minoranza contraria, andando a raccogliere consensi capeggiando il partito dei si vax, e nel contempo distogliere l’opinione pubblica dalle accuse sugli squallidi maneggi del Partito Popolare e da una crisi economica dalla quale nessuno è capace di vedere una via di uscita.

Ma il giochetto “divide et impera” non ha funzionato, perché in quella nazione è evidente l'inadeguatezza dei vaccini attuali dal punto di vista dell’immunizzazione: c’erano molto meno contagi nell’inverno dell’anno scorso, quando nessun austriaco era vaccinato, rispetto ad adesso, col 70% della popolazione vaccinata.

Vediamo i dati tratti dal database internazionale Worldometer coronavirus. Basta scorrere l’elenco delle nazioni e poi cliccare su “Austria”. Compariranno i grafici degli andamenti e dei decessi a partire da gennaio 2020. Si noterà che nell’inverno scorso il picco dei contagi medi fu raggiunto il 14 novembre, con circa 7.200 casi (media dei 7 giorni) . Quest’anno il picco si è raggiunto il 24 novembre, con circa 14.100 casi. In pratica il doppio. Come è possibile che vaccinando il 70% degli austriaci, i contagi, invece di diminuire, addirittura raddoppiano? E se il vaccino non dimostra di fermare i contagi, a che serve l’obbligo? D'altra parte dicono che il vaccino protegge comunque dall’aggravamento della malattia. Per verificare se corrisponde al vero sarà sufficiente attendere due settimane.

Comunque sia, dopo il successo della marcia degli oltre 40.000 austriaci, tutto lascia presagire che dell’obbligo vaccinale, in Austria, non non se ne farà nulla.


G.C.

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