lineaitaliapiemonte.it | 21 dicembre 2020, 22:52

Fra i principali luoghi di contagio: i supermercati non i negozi al dettaglio

Tempo fa sono apparsi sui giornali inglesi, rilanciati dai social italiani, i risultati di un’ indagine dell’ente sanitario Public Health England, secondo i quali i supermercati sono i luoghi dove è più probabile che ci si contagi dal covid, con una stima di oltre il 18% del totale dei contagi. L’indagine è stata effettuata durante il secondo lockdown, nel periodo dal 9 al 15 Novembre, nel quale le attività definite non essenziali erano state chiuse. Però, se consideriamo che dal 5 novembre, giorno di inizio del lockdown, fino al 15 novembre, il numero dei contagi giornalieri non ha avuto alcuna flessione, dobbiamo constare che le attività “non essenziali”, cioè negozi al dettaglio di generi non alimentari, bar ristoranti, mercati all’aperto, svolgono un ruolo non significativo nella diffusione del virus, perlomeno rispetto alla grande distribuzione

Fra i principali luoghi di contagio: i supermercati non i negozi al dettaglio

L’ istituto sanitario britannico Public Health England ha effettuato un’indagine statistica sui rischi di contagio nei luoghi frequentati dalle persone durante il secondo lockdown nel periodo dal 9 al 15 Novembre. Tale indagine è basata sui dati di tracciabilità (contact tracing dell’app NHS) che individuano i luoghi visitati nei 7 giorni precedenti prima di scoprire il contagio. L’elenco, in ordine decrescente è il seguente:

Supermarket (visitatori e lavoratori) 18,3 %

Scuola secondaria (personale e studenti) 12,7 %

Scuola primaria (personale e studenti) 10,1 %

Ospedali (visitatori) 3,6 %

Case di cura (lavoratori) 2,8 %

Con percentuali via via inferiori, seguono tutti gli altri luoghi. I casi esaminati sono stati complessivamente 128.808 e rappresentano una platea statistica ampiamente vasta, che incrementa l’ affidabilità nei risultati.

I dati del contagio prima e dopo il lockdown del 5 novembre

Helen Dickinson, amministratore delegato del British Retail Consortium, che raccoglie le aziende del settore della grande distribuzione, ha affermato che è "fuorviante e irresponsabile" affermare che i supermercati siano una fonte di trasmissione del Covid-19, in quanto "i supermercati sono uno dei pochissimi posti che le persone possono visitare durante il lockdown e quindi non sorprende che appaiano frequentemente quando viene chiesto alle persone dove sono stati prima del test positivo."

Certamente, nel periodo nel quale è stato effettuato il test la Gran Bretagna era in fase di secondo lockdown, che ha comportato la chiusura delle attività economiche definite “ non essenziali”, come i negozi di abbigliamento, i posti di intrattenimento, ristoranti, pub, parrucchieri, eccetera e inevitabilmente è aumentata la frequentazione dei supermercati, visto che gli altri posti erano inacessibili.

Ma confrontando i dati sull’andamento dei contagi prima e dopo il lockdown si può notare che la chiusura delle attività “non essenziali” non ha inciso sull’andamento dei contagi, anzi si è notato un leggero trend in salita.

Vediamo le date. Il 5 novembre il Primo Ministro Boris Johnson, annuncia alla nazione il nuovo lockdown, che durerà fino al 2 dicembre. Il test del contact tracing viene effettuato fra il 9 e il 15 novembre. Andiamo sul sito worldometer coronavirus e riportiamo il numero dei contagi comunicati delle autorità per quei giorni.

05 novembre 24.141 casi Inizio lockdown

09 novembre 21.350 casi Primo giorno test

10 novembre 20.412 casi 2° giorno

11 novembre 22.950 casi 3° giorno

12 novembre 33.470 casi 4° giorno

13 novembre 27.301 casi 5° giorno

14 novembre 26.860 casi 6° giorno

15 novembre 24. 962 casi 7° giorno.

L’andamento dei contagi indica che la chiusura delle attività “non essenziali” non ha comportato una evidente riduzione dei contagi. Anche se consideriamo i valori medi (i dati puntuali possono oscillare giorno per giorno in seguito a ritardi di comunicazione), si è passati da un valore medio di 22.551 al 5 novembre (media di 7 giorni con 5 nov. al baricentro) ad un valore medio di 22.870 al 20 novembre

Gli esperti affermano che il tempo medio di incubazione medio prima della manifestazione dei sintomi della malattia è di circa 4-5 giorni, ne consegue che se le attività sottoposte a lockdown avessero avuto un effetto incisivo sull’andamento dei contagi, si sarebbero dovuti notare un calo delle infezioni già nei primi giorni seguenti l’imposizione della serrata. Ma i dati indicano che quel che si sperava non è avvenuto (a meno che in quel periodo si sia avuta una improvvisa e drastica riduzione dei tamponi mediamente effettuati giornalmente, che non risulta si sia verificata)

I luoghi chiusi, affollati e ad alto ricambio di persone

Il fatto che i supermercati, (assieme alle scuole), possano essere uno dei principali luoghi di trasmissione del contagio è giustificato dai fatti seguenti:

Il supermercato è un posto chiuso e affollato e se entra una persona infetta,questa,muovendosi per le corsie e toccando le merci sugli scaffali, può spandere il virus col respiro (malgrado la mascherina) e col tatto entro vasti spazi esponendo al contagio centinaia di persone.

Le particelle di virus emesse col respiro dalla persona infetta possono rimanere sospese per diverse ore se non giorni all’interno dei locali del supermercato e anche quelle cadute o depositatesi sulle merci possono venire ri-sospese in seguito a calpestio o strofinio. E poiché le persone che lo affollano non sono sempre le stesse, ma c’è un ricambio continuo di clienti il numero dei soggetti esposti aumenta a dismisura: non solo i clienti presenti nel luogo contemporaneamente all’infetto, ma anche quelli che hanno frequentato la struttura nelle ore,se non giorni, successivi

Man mano che accedono persone infette, si determina un accumulo di particelle di virus nell’ambiente, anche perché nei grandi spazi il ricambio dell’aria è insufficiente a garantire una drastica riduzione delle concentrazioni virali. Anzi spesso l’aria condizionata peggiora ulteriormente la situazione, in quanto il flusso d’aria, seppur impercettibile, favorisce il mantenimento in sospensione delle particelle di virus e la sua distribuzione dappertutto.

I negozi e i piccoli esercizi sono più sicuri, in particolare se all’aperto

I fattori che determinano un maggior rischio di contagio per supermarket e centri commerciali sono gli stessi che rendono più sicuri i piccoli esercizi, in special modo le attività di vendita all’aperto. Il fattore che più avvantaggia i piccoli esercizi è quello del numero di persone esposte al contagio. E’ evidente che nel piccolo spazio di un negozio possono accedere poche persone e quindi il numero di persone ’eventuale esposte al rischio di contagio non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che si avrebbe in un supermercato o centro commerciale.

E’ una questione puramente statistica. E lo dimostra il fatto che i contagi sono più diffusi dove più alta è la densità abitativa, come le grandi città, mentre nelle piccole località i contagi sono meno diffusi. Ciò vale lo stesso per centri commerciali e vendite al dettaglio.

Ovviamente i posti più ancora più sicuri ove esercitare la vendita sono le bancarelle all’aperto. In quel caso viene a mancare il fattore di accumulo e permanenza nel tempo delle particelle di virus nell’ambiente , che è una caratteristica degli spazi chiusi.

Difatti All’aperto la probabilità di “intercettare” particelle di virus è necessariamente molto inferiore rispetto ad un posto chiuso, in quanto c’è un forte effetto di dispersione nell’atmosfera delle micro particelle di virus emesse durante la respirazione dell’infetto, con parallela riduzione a valori infinitesimi o nulli la concentrazione di virus nell’ambiente “aperto”. In tal caso il ruolo della ventilazione dell’aria è importante, perché letteralmente “spazza” via il virus e ripulisce l’aria.

G.C.

Ti potrebbero interessare anche: