Editoriali | 26 novembre 2020, 17:12

Come si poteva evitare il secondo lockdown. Dall'Alto Adige istruzioni per l'uso. Di Giuseppe Russo*

Stiamo bloccando il 99% delle persone perché non conosciamo l'1% che continua a contagiare (inconsapevole, essendo asintomatico). Se avessimo testato e isolato tutti gli italiani positivi appena la curva epidemiologica era ripartita a ottobre, ci saremmo risparmiati il secondo lockdown. Qualche sussurro metodologico dopo gli screening in Alto Adige a cura dell'economista Giuseppe Russo, direttore della Fondazione Einaudi

Come si poteva evitare il secondo lockdown. Dall'Alto Adige istruzioni per l'uso. Di Giuseppe Russo*

Da Roma giungono notizie confortanti: il contagio parrebbe in ritirata. Ma non sarà una cosa veloce, quindi Natale sarà austero. Nel frattempo che a Roma si studiano i prossimi dpcm, l’Alto Adige ha appena ultimato in due week end, l’ultimo dei quali dal 20 al 22 novembre, lo screening con il test antigenico di 348 mila persone, più o meno i due terzi dei suoi abitanti. Lo screening volontario ha riguardato le persone sopra i 5 anni, a condizione che già non fossero positivi, oppure guariti, ovverosia negativizzati. I positivi ignari sono risultati 3302, lo 0,9%. Sono già tutti in isolamento.

A questo punto, se ci fosse una legislazione razionale, l’Alto Adige dovrebbe rientrate subito in zona gialla, perché la curva si abbatterà di colpo e le normali attività sociali ed economiche potrebbero tornare in vita, sempre con il rispetto di regole e protocolli. Sta di fatto che l’esito dello screening fa riflettere.

Con il sistema dei semafori, prossimo a diventare perpetuo fino a che non saremo vaccinati, stiamo bloccando il 99% delle persone perché non conosciamo l'1% che continua a contagiare (inconsapevole, essendo asintomatico). Se avessimo testato e isolato tutti gli italiani positivi appena la curva epidemiologica era ripartita a ottobre, ci saremmo risparmiati il secondo lockdown, quello light, che però continua a tenere a casa più o meno la metà della popolazione studentesca e tutti gli universitari, mentre è noto che l’istruzione a distanza proprio non ha la stessa efficacia, aumenta i problemi delle famiglie fragili e potrebbe aumentare la dispersione scolastica.

Per il fatto che il Pil scenderà del 9% quest'anno e l'anno prossimo non recupererà tutto il perduto, sappiamo che ogni giorno del primo lockdown è costato 4 miliardi di euro. Forse il secondo lockdown verrà un po’ di meno, diciamo 2 miliardi al giorno ad essere ottimisti. Non costerebbe meno un test di massa?

La Slovacchia, tra la fine ottobre e l’inizio di novembre era alle prese con un’ondata di contagi preoccupante, ma in due week end ha testato i suoi 6 milioni di abitanti. Ha scoperto che più o meno l’1,6% era stato contagiato, gli ha prescritto una quarantena di 10 giorni e la curva dei contagi è passata da 3363 nuovi contagi giornalieri il 29 ottobre ai 231 del 22 novembre. Scenderà così anche a Bolzano.

E perché non si potrebbe rifare dovunque? Lasciamo la riflessione al CTS e al Commissario Arcuri, che sovrintende tutto, dalle mascherine ai ventilatori, dalle donazioni alle vaccinazioni. Pensiamoci, per vaccinare 60 milioni di persone ci vorrà tempo, mentre il tempo perduto dalle persone, dagli studenti, dall’economia costa: più dei test.

*Giuseppe Russo, economista, direttore Fondazione Einaudi.

Pubblicato per gentile concessione di www.mondoeconomico.eu

Giuseppe Russo

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