Editoriali | 24 settembre 2020, 09:56

Appendino, cinque anni di Gattopardo. Di Guglielmo Del Pero*

La condanna per falso in atto pubblico del Sindaco Appendino pone la parola fine a una stagione politica iniziata con la marcia trionfale verso la sede del Comune sotto l’insegna del cambiamento e terminata come la più mesta delle esperienze politiche. I problemi restano irrisolti mentre già fervono i “movimenti” di avvicinamento Pd-M5S in vista della competizione di primavera. Ora però serve una reale proposta di cambiamento

Appendino, cinque anni di Gattopardo. Di Guglielmo Del Pero*

Avendo sempre criticato l’atteggiamento forcaiolo utilizzato in questi anni da alcune forze politiche che sfruttavano le singole vicende giudiziarie per ricavarne un immediato tornaconto elettorale (movimenti non lontano dall’attuale maggioranza comunale che oggi si ritrova dall’altra parte) e nel DNA una solida base garantista, siamo e restiamo convinti che la Sindaco abbia tutto il diritto di terminare il suo mandato ritenendola innocente fino a condanna definitiva, La speranza è quella che si apra una profonda riflessione di aizzare la folla contro il politico di turno e si prenda coscienza del fatto che una cosa sono le promesse in campagna elettorale fatte di semplici slogan “acchiappa voti” mentre ben altra cosa è scontrarsi giornalmente con la dura quotidianità del governare una città senza solide basi e una squadra di persone competenti al fianco. Una cosa è criticare le decisioni ben altra faccenda è prenderle.

Constatiamo che passati quasi cinque anni dall’insediamento della maggioranza l’unico ad aver vinto, ancora una volta, è la logica cara al Gattopardo del “cambiare tutto per non cambiare niente”: il bistrattato “Sistema Torino” che avrebbe dovuto essere smantellato è invece ben presente in città, coccolato dalla Sindaco e pronto a esprimere la futura leadership; le periferie sono esattamente dov’erano cinque anni fa con tutti i loro problemi irrisolti, il tema sicurezza non è stato affrontato come si doveva con certe zone della città del tutto fuori controllo. Il corpo di polizia municipale è stato trasformato in semplice esattore di multe abbandonando del tutto ogni attività preventiva sul territorio (quando i cittadini arrivano a dover spargere olio sui muretti per evitare la sosta degli spacciatori, significa che l’amministrazione ha totalmente fallito il suo compito di tutela dei cittadini). Innumerevoli sono gli eventi persi a favore di altre città con Sindaci molto più bravi a creare condizioni favorevoli per attrarre investimenti, senza considerare le occasioni perse per mere posizioni ideologiche (il caso Olimpiadi invernali ne è l’esempio più eclatante); il maggior Parco cittadino: il Valentino, reso orfano del suo Salone dell’auto, è stato abbandonato a se stesso nell’illegalità diffusa, la città dell’auto è stata devastata da un’insensata ideologia della “mobilità alternativa” che sta creando innumerevoli disagi ai torinesi (senza menzionare l’inutile e, per fortuna caduto in disgrazia, progetto della ZTL cittadina); l’incapacità gestionale e politica ha gettato i cittadini torinesi nel caos della burocrazia e ingessato la città, l’immagine di Torino è stata profondamente danneggiata da insensate scelte: la vicenda della TAV prima fra tutte. Possiamo affermare senza ombra di dubbio che la nostra città ha perso la maggior parte delle grandi opportunità che le si sono presentate in questi anni per un effettivo rilancio e le motivazioni sono, a nostro avviso, molto semplici tanto che si possono spiegare con due parole: competenza e meritocrazia, del tutto assenti come tratti distintivi dell’amministrazione cittadina.

Svaniti del tutto i sogni di gloria dell’Appendino che non solo non sarà ricandidata, ma dovrà attendere un po’ per le proprie velleità nazionali momentaneamente messe da parte, almeno fino a quando il M5S non cambierà idea anche su questo fronte; procede invece a vele spiegate la strategia di avvicinamento tra i Cinquestelle e il PD (con buona pace degli amministratori locali del partito). Nei prossimi mesi spunterà dalle primarie un candidato “non ostile” all’elettorato pentastellato, una figura che possa raccogliere e portare avanti alcune delle istanze care al Movimento (significative sono le mosse di alcune influenti personalità torinesi negli ultimi mesi), sul quale confluiranno le indicazioni di voto in un ipotetico secondo turno delle amministrative all’ombra di un accordo politico nazionale sempre più certo.

In parole povere una proposta politica che trascinerebbe Torino in un ritorno al passato con l’aggravante dell’aggiunta della disastrosa esperienza amministrativa degli ultimi cinque anni, un futuro che la nostra città non si merita. Serve agire bene e in fretta, le elezioni regionali dimostrano senza dubbio che gli elettori premiano le capacità gestionali al di là di ogni appartenenza politica e ideologica, serve abbandonare i vecchi schemi e presentare una squadra con esperienza, conoscenze e capacità in grado di attuare a Torino quel cambiamento che da troppi anni esiste solo sui manifesti politici. Serviranno passi indietro di alcuni e passi in avanti di altri, servirà mettersi in gioco senza troppe remore e provarci al di là dei tatticismi, offrendo una proposta unitaria su temi concreti che un’amministrazione comunale può e deve affrontare, con schiettezza e buon senso, consci del fatto che magari sono meglio poche cose fatte bene che molte fatte male o addirittura non fatte. Se si sarà capaci di superare gli steccati e reinventare una coalizione politica che negli anni si è persa per strada, allora si potrà avere qualche speranza di poter veramente cambiare Torino.

*Guglielmo Del Pero, Siamo Torino

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