lineaitaliapiemonte.it | 10 giugno 2020, 13:12

Automotive, Di Maulo (Fismic Confsal): senza un intervento volto a favorire la ripresa del mercato la sofferenza rischia di travolgere migliaia di famiglie

"Il settore ha avuto almeno due mesi di blocco totale del mercato, e anche nel mese di maggio gli ordini sono al 50% di sotto dell’anno scorso che certamente non è stato tra i migliori e le ripercussioni sulle aziende nazionali sono molto forti. Se non si avvicinano i tempi della ripresa, il rischio maggiore lo corrono le aziende medie e piccole della componentistica. Chiediamo al Governo Conte, ai ministeri interessati un incontro che coinvolga tutte le parti sociali affinché le prossime misure di recepimento delle nuove normative Ue (Mes, Sure, Bei, Recovery Fund) abbiano degli spazi finanziari da destinare al sostegno di un settore importantissimo per la nostra economia”

Automotive, Di Maulo (Fismic Confsal): senza un intervento volto a favorire la ripresa del mercato la sofferenza rischia di travolgere migliaia di famiglie

Monopattini, biciclette (sostanzialmente tutte prodotte in Cina) sono i prodotti dei trasporti che beneficiano degli incentivi di Stato finora emessi dal governo in tre decreti durante la pandemia. Mentre la Francia ha stanziato 8 miliardi per la sfida tecnologica che sta affrontando il settore automotive e la Germania ha messo nel motore della manifattura oltre 100 miliardi di Euro.


“Il settore automotive inteso in senso largo – spiega Di Maulo, segretario generale Fismic Confsal - riguarda oltre le autovetture, i veicoli commerciali, i pullman, i trattori, le macchine movimento terra e l’infinito arcipelago della componentistica occupa in Italia oltre 500.000 dipendenti direttamente, oltre un milione e duecentomila compreso l’indotto (officine, ricambi, logistica, ecc.). Rappresenta oltre il 10% del Pil e una larghissima fetta dell’export nazionale con una bilancia commerciale favorevole al nostro Paese (basti pensare al grido di allarme lanciato dai produttori tedeschi durante la fase acuta di lockdown che chiedevano di fare ripartire l’industria della componentistica italiana, altrimenti avrebbero dovuto fermare gli stabilimenti di assemblaggio tedeschi)”.


“Il settore automotive rappresenta anche una buona fetta della sfida tecnologica che sta avvenendo nel mondo, con una quantità importante di digitalizzazione, passaggio a Industry 4.0, nuove motorizzazioni elettriche e a idrogeno. Inoltre il settore sta dimostrando una grande capacità di rilocalizzare nel Paese attività industriali che finora erano svolte all’estero, come dimostra la Jeep Renegade e Compass prodotte a Melfi, come dimostra la 500 elettrica che si sta producendo a Mirafiori, solo per citare due esempi più evidenti” prosegue.
Il settore ha avuto almeno due mesi di blocco totale del mercato, e anche nel mese di maggio gli ordini sono al 50% di sotto dell’anno scorso che certamente non è stato tra i migliori e le ripercussioni sulle aziende nazionali sono molto forti.  Se non si avvicinano i tempi della ripresa, il rischio maggiore lo corrono le aziende medie e piccole della componentistica. Le aziende del settore automotive sono state le più sollecite a mettersi in linea con i protocolli per la salute dei lavoratori e sono attualmente impegnate anche nella produzione di dispositivi individuali, anche riconvertendo una parte dei macchinari in tal senso.
“Ma è evidente che senza un intervento volto a favorire la ripresa del mercato la sofferenza rischia di travolgere alla lunga migliaia di famiglie e di fare uscire il nostro Paese dal novero dei produttori qualificati del settore nella competizione globale” dichiara Di Maulo che prosegue – “Servono al più presto due provvedimenti per avvicinare la ripresa: Primo, un sostegno al mercato che favorisca la rottamazione delle vetture più vecchie di 5 anni e l’acquisto agevolato di vetture ecologiche che contribuisca anche a rendere più vivibile le nostre città; Secondo, un prolungamento della Cigo Covid19 almeno a tutto il 2020 che permetta a tutte le aziende del settore di arrivare con tutti gli addetti alla ripresa e anche una revisione dei Contratti di Solidarietà che sia più flessibile di quello attuale, riducendo l’obbligo di prestazione attuale, oggi fissato al 60% di orario di lavoro medio.


Senza questi provvedimenti c’è il rischio realistico che la filiera automotive intesa in senso largo (autovetture, veicoli commerciali, pullman, trattori, macchine movimento terra, componentistica e indotto) esca troppo fortemente ridimensionata dagli effetti economici della pandemia”.


“Chiediamo al Governo Conte, ai ministeri interessati un incontro che coinvolga tutte le parti sociali affinché le prossime misure di recepimento delle nuove normative Ue (Mes, Sure, Bei, Recovery Fund) abbiano degli spazi finanziari da destinare al sostegno di un settore importantissimo per la nostra economia” conclude Di Maulo.

C.s.

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