Editoriali | 02 aprile 2019, 11:42

Bankitalia: chi era ( e chi è oggi) costei? Di Paolo Turati*

Dalla Banca Nazionale del Regno d'Italia all'Oscar delle monete attribuito alla Lira negli anni sessanta, all'autonomia dal Tesoro negli anni '80. Ecco come si è evoluta questa istituzione che ha accompagnato la storia del nostro Paese.

Bankitalia: chi era ( e chi è oggi) costei? Di Paolo Turati*

Le recenti discussioni susseguenti alla decretazione costitutiva della Commissione parlamentare sulla Banche firmata da Mattarella con dei paletti, rappresentano un motivo di opportunità per dare uno sguardo al passato per capire “come eravamo” sulla questione della Banca d’Italia rispetto a dove siamo giunti oggi.

Fondata come Spa nel 1893 -nel pieno della liquidazione della Banca Romana e della crisi bancaria degli Anni Novanta del XIX Secolo poi risoltasi entro il primo decennio del nuovo Secolo- a seguito della fusione della Banca nazionale nel Regno d’Italia, della Banca nazionale toscana e della Banca toscana di credito, la Banca d’Italia ricevette, al pari di Banco di Napoli e Banco di Sicilia, la facoltà di emettere moneta.

Il d.l. 812 del 6 maggio 1920 le attribuì potestà sulle riserve auree e valutarie statali nonché sui crediti verso lo Stato dei Banchi di Napoli e di Sicilia, conferendole nel contempo l’incarico della gestione della circolazione monetaria. A fine 1927 ( dopo 12 anni di “corso forzoso”) la Banca d’Italia dovette per disposto normativo convertire in oro o in valute equiparate i biglietti rispetto alla nuova parità fissa in rapporto alla Sterlina la(‘quota novanta’ di mussoliniana memoria), quando stava per incombere la grande crisi di fine Anni Venti che portò fino ad oltre la metà del Decennio successivo ad un severo controllo dei vincoli di copertura( 40%) e, vieppiù dal 1936, dei rapporti finanziari con l’estero, mentre lo Stato, dal canto suo, nazionalizzava le holding delle grandi banche, che avevano a loro volta in “pancia”, anche pignoratiziamente, grandi quantità di azioni industriali, e le immetteva assieme alla così riveniente parte, rilevantissima, del Sistema industriale sotto l’ombrello dell’IRI( 1933)

Con la Riforma bancaria la Banca d’Italia del 1936 divenne Istituto di diritto pubblico e Banca centrale con delega di controllo e di funzione pubblica nel settore del credito, col conferimento della possibilità di operare direttamente con sconti e anticipazioni rispetto agli Istituti di credito, anche attraverso ( IMI, UIC) enti collegati. Il suo capitale fu sottoscritto – da qui l’origine del suo status di soggetto privato, caso più unico che raro, attuale in quanto i “quotisti” risultano oggi quasi tutti privatizzati- dalle casse di risparmio, dagli istituti di credito di diritto pubblico, dalle banche di interesse nazionale e dagli istituti di previdenza e d’assicurazione. Le fu affidato, oltre ai servizi relativi al mercato monetario, valutario e dei capitali, anche quello della tesoreria provinciale dello Stato e quello del clearing ( compensazione a mezzo delle cosiddette “stanze”) finanziario.

Importanti sono stati gli interventi strutturali e scientifici ( nel frattempo il suo Centro Studi era diventato uno dei meglio reputati al Mondo) che vennero adottati dalla Banca d’Italia dal primo Dopoguerra fino alla seconda metà degli Anni Sessanta, periodo d’oro per l’Italia, quando alla Lira veniva attribuita l’Oscar delle monete e che s’interruppe con la crisi petrolifera degli Anni Settanta. Sempre più autonoma rispetto al Tesoro anche rispetto all’abolizione ad inizio degli Anni Ottanta dell’obbligo di sottoscrivere Titoli di Stato invenduti in emissione, col d. legisl. 43 del 10 marzo 1998 la Banca d’Italia è entrata a far parte integrante del Sistema europeo delle banche centrali. La Banca d’Italia mantiene oggi, oltre al servizio di Tesoreria provinciale, solo più alcune delle sue originali funzioni: di vigilanza sugli intermediari bancari e finanziari, di regia sui mercati e, con la Banca Centrale Europea, di vigilanza sui sistemi di pagamento. Dal 2005 la sorveglianza della concorrenza sul Credito è stata conferita all’Autorità garante della concorrenza e del mercato ( il c.d. Antitrust).

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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