Editoriali | 25 marzo 2019, 09:54

Un investimento "evergreen": le polizze vita rivalutabili a gestione separata. Di Paolo Turati*.

Cresce l'appeal delle polizze vita rivalutabili a gestione separata: "immunizzano" dal calo dei corsi dei titoli di Stato e obbligazionari.

Un investimento "evergreen": le polizze vita rivalutabili a gestione separata. Di Paolo Turati*.

In anni come quelli correnti, coi rendimenti degli investimenti a reddito( bonds e titoli di Stato) vicino allo zero e, talora come il 2018, con le performances delle gestioni finanziarie financo in perdita, e pure di molto se la componente speculativa( azioni, derivati commodities o valute) è stata di un certo peso, mantengono e, se si vuole, incrementano il loro “appeal” le Polizze vita rivalutabili a gestione separata, cioè le Polizze vita “vere”, quelle precipuamente previdenziali del Ramo I, e non, in specifico, quelle a volte “così paludate” ma invece rappresentanti prodotti principalmente finanziari, di solito di tipo index o unit linked, che, non garantendo il Capitale come la Polizze vita di cui sopra, suscitano ancor oggi continue diatribe interpretative di tipo giuridico e fiscale( di recente i pronunciamenti opposti di Cassazione e Corte di Giustizia Europea) che, certamente, non danno sicurezza a chi le abbia sottoscritte.

Le Polizze vita rivalutabili a gestione separata sono prodotti molto apprezzati in quanto immunizzano dal calo dei corsi dei titoli di stato e obbligazionari che hanno, prioritariamente, “in pancia”, essendo i medesimi contabilizzati a costo storico e non a valore di mercato( per esemplificare in modo estremo, una Compagnia può opportunamente acquistare un Btp Trentennale col 4,70% di rendimento utilizzandolo come sottostante con l’ovvia accortezza di coprirsi per quella parte di smobilizzi netti di breve-medio periodo che preveda di dover affrontare, cosa invece sconsigliabile e, comunque complessa se non impossibile da fare per un privato), sono impignorabili e insequestrabili e non pagano il cosiddetto Bollo titoli del 2 per mille annuo.

Il fatto è che le Compagnie sono, nel contesto finanziario di questi anni e stante il fatto che la garanzia sui premi netti versati rivalutati appesantisce i loro conti per l’elevato assorbimento di capitale richiesto da “Solvency” II, restie a promuovere nuove sottoscrizioni di queste Polizze rispetto alla clientela se non condizionandole a rappresentare una “parte” di un capitale gestito in altri prodotti finanziari con più ampio margine e minor rischio per le medesime. Pur in questo contesto in parte limitativo di mercato, non di meno si tratta di un mercato molto robusto, di migliaia di miliardi al mese di nuova produzione ( quella percentualmente più richiesta) e di decine di miliardi ogni anno ( 65 miliardi nel 2017).

Sul fronte delle “cautele” è bene soppesare quali sono i costi di gestione ( attorno all’1,5% del risultato lordo), le ritenute, i costi d’entrata e quelli di uscita entro i primi anni, mentre su quello delle innegabili positività, oltre a quelle note di tipo fiscale e successorio, va inoltre rilevato il fatto che il risultato netto( mediamente computabile oggigiorno sul 2% annuo abbondante) viene di solito consolidato e acquisito( ovvero cedolarizzato ) periodicamente da parte dell’assicurato, che ha inoltre la facoltà di optare a fine contratto fra rendita e capitale e di designare i beneficiari.


*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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