Editoriali | 18 marzo 2019, 10:30

Parte la Quarta Rivoluzione Industriale ma l'essere umano ci starà sempre meno "dentro". Di Paolo Turati*.

E' aumentata la nostra "competitività relativa" ma non basta: l'automatizzazione informatizzata è diventata il competitore finale dell'essere umano. E "tassare i robot" non basterà.

Parte la Quarta Rivoluzione Industriale ma l'essere umano ci starà sempre meno "dentro". Di Paolo Turati*.

Il Progresso inarrestabile che ci ha velocemente portati in una settantina di anni dalla Terza alla Quarta Rivoluzione Industriale (fra la Prima e la Seconda era passato ben più di un secolo) sta segnando per molti il cambiamento di uno stile di vita che si è ritenuto immutabile, quantomeno nei Paesi detti a suo tempo “industrializzati”, dalla fine della Guerra: nascere, crescere e formarsi, lavorare non raramente in un solo contesto per tutta la vita mentre si cresce una famiglia e andare in quiescenza con una rendita pensionistica sufficiente financo lasciando il posto di lavoro o qualcosa di simile ai figli prima di togliere il disturbo.

Oggi non è più così se non per la prima e l’ultima fase di cui sopra e i prodromi si sono visti da quando l’informatica ha rivoluzionato il Sistema informativo, aumentando enormemente la competitività relativa. Ed è proprio nell’aggettivo “relativo” che sta il nodo gordiano. In teoria ognuno di noi è diventato immensamente più competitivo in ogni azione della propria attività: basta pensare all’impegno profuso per mandare una lettera “ufficiale” per email-pec( costo della casella sui 32 Euro all’anno) dal Pc rispetto a scriverla a mano o a macchina facendone copia carbone o fotocopia, imbustarla, compilare la busta ed i moduli postali di a/r che si è dovuto andare in precedenza a ritirare all’Ufficio postale, dove recarsi di nuovo per l’invio pagando 7 Euro e mezzo e facendo magari pure la coda( quand’anche non si sia presa una multa mentre si “sviluppava” l’operazione andandoci in auto).

Il fatto è, però, che, se si parla di competitività in senso economico, non si può prescindere dal fatto che si è in competizione con qualcuno di cui bisogna far meglio e il ( giustamente dal punto di vista democratico, stante però il fatto che nel contempo tutti si è divenuti a nostra volta dei “prodotti”, ma questa è solo una parte della faccenda) libero accesso a prezzi bassissimi o nulli ai servizi informatici ha reso tutti relativamente più competitivi, sicché nessuno lo è diventato in senso assoluto (fatte dovute ma non numerosissime eccezioni) rispetto ai competitori(che nel fenomeno economico sono “gli altri” che fanno il nostro stesso mestiere: dal commercialista che compete col concorrente del piano di sotto il quale utilizza il medesimo software contabile al gestore di patrimoni che utilizza la stessa piattaforma operativa dell’ Sgr sita dall’altra part della strada).

Ma più rilevante è il fatto (e sempre più sarà così) che tutto ciò ha inevitabilmente espulso molti dal mercato del lavoro e non consente a molti altri, giovani compresi, di entrarci, quantomeno dignitosamente. Nel mondo ci sono 71 milioni di giovani disoccupati e altri 150 milioni di giovani lavorano, ma vivono con meno di 3 dollari al giorno. L’automatizzazione informatizzata è diventata “il” competitore finale dell’essere umano: quei robot che gli scrittori di Fantascienza visionari come P.K. Dick avevano immaginato assumere in prospettiva funzioni sempre più sostitutive rispetto a quelle umane, oggi sono realtà e non basterà ipotizzare (si pensi anche solo agli aspetti di alienazione sociale causati dalla disoccupazione), come postulato da Bill Gates, di “tassare i robot” per assicurarsi sostanze finalizzate a mantenere gli esseri umani sostituiti nel lavoro dalle macchine.

Big data resi disponibili in forma Open, specie se ad Hardwares -operanti a mezzo di Softwares in grado di sviluppare i vieppiù evoluti modelli cosiddetti Analitycs con algoritmi sempre più sofisticati- che grazie al Machine Learning gestiranno sempre più efficientemente il cosiddetto Internet Of The Thing: roba da togliere il sonno anche ad Harrison Ford, sull’ immanenza della quale necessiterà fare presto una riflessione profonda prima che l’essere umano perda il controllo del Mondo che da decine di migliaia di anni gli è connaturato.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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