lineaitaliapiemonte.it | 09 febbraio 2019, 15:30

Gioco e fumo, i vizi che piacciono allo Stato

Da una parte le iniziative contro la ludopatia, dall'altra giochi sempre nuovi e accattivanti offerti ai cittadini. Lo Stato dottor Jeckyll e Mr.Hyde nell'analisi dell'economista ed esperto di bilanci pubblici Carlo Manacorda

Gioco e fumo, i vizi che piacciono allo Stato

C’è uno Stato che predica bene e dice ai suoi cittadini che non bisogna lasciarsi prendere
dal vizio del gioco. Anzi, poiché considera ormai questo vizio una vera e propria malattia
(ludopatia) come la tossicodipendenza, si preoccupa di quelli che l’hanno contratta e
spende anche parecchi soldi per curarli (la stima è di circa 3 miliardi all’anno).
Sempre lo stesso Stato, pensando ai rischi che possono derivare dal vizio del fumo, lo
combatte facendo stampare sulle scatole delle sigarette minacce e ammonimenti terribili:
“Il fumo uccide”; “Il fumo provoca cancro mortale ai polmoni”, e simili.
Poi, sempre questo Stato virtuoso, si presenta con una seconda faccia. Lui stesso si
inventa ogni sorta di gioco da offrire ai suoi cittadini. E così diventa lo Stato biscazziere
che gestisce lotto, enalotto, lotterie, gratta & vinci, macchinette da gioco, scommesse
sportive, bingo e quant’altro. Ultimamente, seguendo le tecnologie innovative, si sono
aggiunti altri giochi: poker e svaghi vari che funzionano attraverso i cellulari. Si dice, tra
l’altro, che questi ultimi siano una della cause che hanno fatto fallire i casinò: il giocatore
non ha più bisogno di muoversi da casa per recarsi nelle località dove questi si trovano.
Così sono andati alla malora Saint Vincent, Campione d’Italia.
Il comportamento doppio dello Stato ha però una ragione ben precisa. Dai vizi del gioco
e del fumo, lo Stato ricava montagne di quattrini, indispensabili per poter far quadrare i
propri bilanci disastrati.
Le cronache delle ultime settimane sono state piene di discorsi sulla “manovra
economica” dello Stato per il 2019, cioè sul suo bilancio. Tutti hanno sentito parlare
delle capriole che il Governo italiano ha dovuto fare per far accettare all’Europa questo
bilancio che presenta dei buchi vistosi. E’ evidente che non si sarebbe potuto farne altri
rinunciando alle tasse che lo Stato incassa proprio sui giochi e sul fumo.
Ed allora, andiamo a vedere qual è la dimensione di queste montagne di quattrini.
Esaminando le migliaia di numeri che troviamo nel bilancio dello Stato, risulta che lo
Stato prevede di incassare nel 2019 dalle tasse sul lotto 7,5 miliardi di euro ed altrettanti
dalle lotterie e dagli altri giochi. Cioè, complessivamente, 15 miliardi di euro. Se poi
guardiamo agli incassi per tasse su tabacchi e altri generi di monopolio, si prevedono
entrate per 11 miliardi. Quindi dai vizi del gioco e del fumo, lo Stato incassa tasse per 26
miliardi di euro.
Parlando di queste entrate, va anche sottolineato che esse arrivano, nelle casse dello
Stato, in continuazione e subito. Per tutte le altre tasse, bisogna aspettare le scadenze
previste dalla legge per ciascuna, e mettere anche in conto che qualcuno non paghi,
creando il ben noto fenomeno dell’evasione fiscale. Quando capita questo, non solo non
arrivano i quattrini, ma bisogna anche rincorrerli attraverso procedimenti degli uffici
delle imposte o della Guardia di Finanza.
Se poi si amano i confronti con altri Stati, risulta che l’Italia incassa, per tasse sui giochi,
il doppio della Francia e del Regno Unito, circa il triplo della Germania e quasi quattro
volte di quanto incassa la Spagna. Ed ancora. Se si confronta l’ammontare delle tasse che
lo Stato incassa nell’anno per giochi e fumo con quello che incassa (quando riesce ad
incassare) vendendo immobili e altri beni del proprio patrimonio, il primo è dodici volte
superiore al secondo.
Allora è chiaro perché lo Stato, se da un lato predica la virtù ai propri cittadini, non può
rinunciare a 26 miliardi belli e sicuri che entrano nelle proprie casse spingendo la gente
ad essere viziosa.

Carlo Manacorda, Economista

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