Editoriali | 19 marzo 2020

Mascherine di carta igienica e ventilatori polmonari scippati al Piemonte: l’ombra di CONSIP. Di Carlo Manacorda*

Con Consip lo Stato risparmia o no? Senza entrare nel merito delle polemiche di questi giorni, come cittadini, chiederemmo che ogni fatto che riguarda la Pubblica Amministrazione avvenga nella massima trasparenza e che non ci sia spreco di denaro pubblico dal momento che saremo noi a pagare. Ma è bene capire un po' meglio come funziona CONSIP, Concessionaria Servizi Informatici Pubblici, società per azioni totalmente posseduta dal Ministero dell’economia con il compito di provvedere agli acquisti di beni e servizi per tutte le pubbliche amministrazioni e perchè, oltre all'aspetto positivo della centralizzazione degli acquisti, ne ha altri più dubbi, tra cui il concorso alla condanna a morte di piccole e medie imprese o commercianti al minuto

Alcune notizie recenti che riguardano la lotta contro l’epidemia/pandemia Coronavirus sono sconcertanti. Gli Assessori alla Sanità della Lombardia e del Lazio contestano la qualità delle mascherine distribuite dalla Protezione Civile: non hanno le caratteristiche che occorrerebbero in situazioni di elevato contagio. Sono simili a “un foglio di carta igienica”, o ancor meno. La Regione Piemonte lamenta che CONSIP ha dirottato verso altre regioni i ventilatori polmonari che le dovevano arrivare in quanto ordinati da lei. La Siare Engineering ― l’azienda italiana impegnata a fornire alla Sanità questi dispositivi ― aveva comunicato che avrebbe consegnato al Piemonte 56 ventilatori.

CONSIP ― espressamente citata, nel secondo caso, come responsabile ― ha, immediatamente, fatto presente che “le mascherine oggetto di recente polemica in merito alla loro qualità non fanno parte delle forniture CONSIP” e che “la distribuzione delle forniture è tassativamente definita da Protezione Civile, in raccordo con Regioni e Ministero della Salute, che fornisce a CONSIP istruzioni sulle destinazioni”.

Qui non interessa tanto entrare nel merito delle polemiche. Semmai, come cittadini, chiederemmo che ogni fatto che riguarda la Pubblica Amministrazione avvenga nella massima trasparenza. Inoltre che si assicuri (probabilmente cosa non possibile) che, nei due fatti citati, non ci sono stati sprechi di denaro pubblico. E’ denaro nostro e, alla fine, siamo noi a pagare; avremmo diritto a saperlo. Essendo stata chiamata in causa, interessa piuttosto dare alcune informazioni su CONSIP e sugli aspetti positivi, ma anche negativi, del suo funzionamento.

CONSIP (acronimo di Concessionaria Servizi Informatici Pubblici) nasce nel 1997. Nel 2000 assume, definitivamente, la forma di una Società per azioni, totalmente posseduta dal Ministero dell’economia, con il compito di provvedere agli acquisti di beni e servizi per tutte le pubbliche amministrazioni. Pensando di ottenere economie nella spesa pubblica, e copiando quanto fatto da altri Paesi, le pubbliche amministrazioni non possono più provvedere, direttamente, ai loro acquisti di beni o servizi, ma devono rivolgersi a CONSIP. E’ lei che fa le gare per scegliere i fornitori. In breve, si realizza ciò che viene definito “la centralizzazione degli acquisti della Pubblica Amministrazione”. Dal 2000, molte leggi hanno modificato il funzionamento di CONSIP. Ma non ne è venuta meno la funzione fondamentale. Quella cioè di soggetto intermediario che provvede, a livello nazionale, agli acquisti di beni e servizi per tutte le pubbliche amministrazioni.

Ogni tanto si informa dei risparmi nella spesa pubblica che lo Stato ottiene attraverso l’intermediazione di CONSIP. Ad esempio, l’Amministratore delegato della società ha comunicato che il valore degli acquisti della Pubblica Amministrazione effettuati, nel 2019, attraverso CONSIP sarebbe arrivato a 14,5 miliardi, con un risparmio di spesa pubblica di oltre 3 miliardi. Questi risparmi si ottengono poiché CONSIP, facendo acquisti per tutta la Pubblica Amministrazione, tratta quantità e valori molto elevati di beni, molto superiori a quelli che potrebbero riguardare una sola amministrazione. Quindi ottiene sconti maggiori. Quantità e valori che determinano anche una competizione tra i fornitori, disposti a rinunciare ad una parte di guadagno pur di ottenere la fornitura. Questi sono, indubbiamente, aspetti positivi della centralizzazione degli acquisti.

Tuttavia, lasciando perdere che il valore dei risparmi varia a seconda di chi ne parla (si va da 3 fino a 7 miliardi annui) ― e quindi sono incerte le effettive economie ―, e che potrebbero verificarsi fatti di corruzione se ogni amministrazione pubblica provvedesse in proprio agli acquisti (e perché sempre pensare al marcio del settore pubblico, presente anche nel privato, e non far crescere funzionari pubblici capaci di fare analisi reali dei costi!), fin dalla nascita di CONSIP non sono mancate perplessità sulla sua creazione.

Si è subito osservato che la “lunghezza” della penisola italiana crea, di per sé, condizioni differenti di mercato, non riscontrabili in Paesi di dimensioni geografiche più ridotte. Inoltre, i giganteschi acquisti cui provvede CONSIP tagliano fuori, negli acquisti della Pubblica Amministrazione, dalle piccole e medie imprese ai commercianti al minuto. Infatti, nessuno di questi soggetti ha le capacità economiche e produttive per partecipare alle gare pubbliche di CONSIP (somme ingenti da depositare a cauzione e idoneità a produrre le quantità di beni richiesti da CONSIP). Può essere il caso della cartoleria che ha sempre fornito la scuola di fronte di quanto le occorreva. O del piccolo laboratorio che costruisce mobili o apparecchiature, non in grado di fornire le centinaia/migliaia di pezzi richiesti da CONSIP. E i casi che si possono citare sono infiniti. Qui ― comunque la si pensi ― gli importi modesti di spesa non fanno certo pensare alla possibilità di tangenti.

Si tratta poi di vedere se i vantati risparmi che CONSIP dice di ottenere dai fornitori non vadano a scapito della qualità delle merci (restando ad esempi minimi, negli uffici pubblici si racconta di matite che si consumano interamente quando si temperano la priva volta, e di raccoglitori per documenti che si sfasciano alla prima apertura). Per concludere, i risparmi della Pubblica Amministrazione dovrebbero essere corretti con i fatti negativi creati, nel sistema economico del Paese, dagli interventi di CONSIP, con la condanna a morte di piccole e medie imprese o commercianti al minuto. E poi bisognerebbe anche calcolare i costi della burocrazia che devono sostenere le pubbliche amministrazioni per rifornirsi da CONSIP e, non da ultimo, anche il costo di mantenimento della stessa CONSIP. Valutando tutto questo, taluno dà un giudizio totalmente negativo: “CONSIP costa di più di quanto faccia risparmiare”.

*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

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