lineaitaliapiemonte.it | 20 gennaio 2020

Valentino, un Parco senza futuro. Di Carlo Manacorda*

Il parco del Valentino è diventato un'area ad alto rischio e luogo di degrado. Il dibattito della politica sul tema è sempre più vivace , le opposizioni attaccano , l'amministrazione ribatte che è al lavoro per il recupero. E' proprio così? Per sapere la verità è sufficiente esaminare il Documento Unico di Programmazione ( DUP), atto fondamentale della gestione del Comune in cui è scritto, nel dettaglio, cosa intende fare l'amministrazione : obiettivi strategici, obiettivi operativi, tempi, costi, risorse. Ed ecco cosa si scopre.

Il ritornello della canzone “Piemontesina” (del 1936, ma che si canta ancora oggi), descrivendo l’addio che lo studente che ha finito gli studi dà alla ragazza cui chiede l’ultimo bacio d’amor, dice: “Ricordi quelle sere, passate al Valentino, col biondo studentino, che ti stringeva sul cuor”. La canzone nacque in tempi felici in cui questo straordinario polmone verde di Torino consentiva passeggiate romantiche al suo interno anche di sera.

Oggi, ahimè!, questo ritornello va dimenticato. Da tempo, il Parco del Valentino è diventato un’area ad alto rischio: centro di spaccio della droga e luogo di grande degrado specialmente dopo la chiusura delle discoteche che lo animavano (Cacao, Chalet). Ultimo colpo al suo declino: l’incendio dell’immobile dell’ex discoteca Fluido, diventato da tempo ricovero di senzatetto.

Il dibattito della politica sullo stato del Parco del Valentino diventa sempre più vivace. Le opposizioni accusano l’amministrazione comunale di inerzia e di assenza di progetti per il rilancio del Parco. In definitiva, di totale disinteresse per il Valentino. E si rincara la dose aggiungendo tutte le altre magagne presenti in questo spazio: abbandono da parte del Salone dell’auto finito a Milano, nebbia totale sull’utilizzo dell’immobile di Torino Esposizioni, e via cantando. L’amministrazione ribatte che è al lavoro per il recupero di questo importante bene pubblico.

Volendo sapere se, effettivamente, l’amministrazione comunale si sta occupando del problema e non soltanto mediante dichiarazioni verbali di assessori e funzionari, si può andare a consultare i documenti del Comune che dovrebbero dare indicazioni al proposito.

La legge stabilisce che il Comune descriva che cosa intende fare in un particolare documento definito Documento Unico di Programmazione (DUP). Poiché il DUP è un atto fondamentale della gestione del Comune, le norme descrivono, dettagliatamente, che cosa deve contenere. Si parte dall’indicazione di ciò che l’amministrazione pensa di fare durante la permanenza in carica (obiettivi strategici). Poi si passa a ciò che vuol fare nell’anno o nel triennio: obiettivi operativi. Degli obiettivi operativi (che devono essere coerenti con quelli strategici), si deve dire tutto: che finalità hanno, quali sono i tempi della loro realizzazione e quanto la realizzazione costa, dove si pensa di trovare le risorse per coprire i costi e dare molte altre informazioni. Il Consiglio comunale approva solennemente tutto questo. In questa maniera, nel rispetto della trasparenza, il cittadino è informato di che cosa vuole fare l’amministrazione che lo governa. Così dovrebbe avvenire anche presso il Comune di Torino.

E allora, per sapere se la Città ha progetti per sanare la grave situazione del Parco del Valentino e magari rimetterlo nelle condizioni della canzone citata all’inizio, basta andare a leggere il DUP del Comune di Torino.

Prendiamo il DUP per gli anni 2019-2021. Per l’assetto del territorio, la Città prevede come obiettivo strategico anche quello di “rigenerare la Città partendo dal patrimonio ambientale”. E sta bene. Poi però andiamo a vedere quali sono gli obiettivi operativi al riguardo, cioè che cosa la Città intende fare concretamente per far rinascere il patrimonio ambientale. Per questi obiettivi, troviamo un elenco infinito ed anche apprezzabile di interventi che s’intendono attuare, tutti però assolutamente generici. Potrebbero definirsi belli e buoni propositi.

Per quanto potrebbe riguardare il Parco del Valentino, si parla di “tutela delle aree verdi di quartiere, anche per consentire il gioco infantile libero e creativo (sic!) negli spazi pubblici, nei parchi, negli spazi verdi e lungo i fiumi coerentemente con il progetto Torino Città d’Acque”. Nulla di più. Inoltre, diversamente da quanto prevedrebbe la legge, non esiste alcuna indicazione specifica né di quali aree verdi si parla, né tanto meno di tempi entro i quali si pensa di agire, quali sono le risorse finanziarie disponibili per gli interventi o dove s’intendono trovare queste risorse.

Considerando che nel 2019 non ci sono stati interventi per il Parco del Valentino, andiamo a vedere se, per caso, non sia previsto al riguardo qualcosa nel DUP della Città per gli anni 2020-2022. E qui troviamo la sorpresa. Nel 2020, le pagine del DUP riguardanti l’argomento che stiamo esaminando sono la fotocopia di quelle del 2019. Neppure un piccolo slancio per immaginare qualcosa di nuovo. Immobilismo assoluto.

Constatando situazioni di questo genere, il cittadino si chiede, in primo luogo, se sia il caso di produrre tanti volumi di questo genere, che tra l’altro impegnano non poche risorse umane e finanziarie, volumi che, sebbene regolarmente approvati, restano atti fuori dalle regole e senza ricadute concrete per una gestione migliore del denaro pubblico.

Nel caso del Parco del Valentino, se le situazioni resteranno così, possiamo tranquillamente concludere che il Parco non avrà futuro. Resterà cioè un’area abbandonata. Non ci sarà alcun ritorno allo stato del passato e che l’hanno visto protagonista, a partire dal 1600, dei fasti della casa Savoia col magnifico castello, fino alle grandi esposizioni nazionali del 1800.

*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

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