Editoriali | 13 gennaio 2020

Smog: le PM10 delle auto sono poca cosa rispetto al riscaldamento domestico. Perchè fermare i diesel? Di Giuseppe Chiaradia*

Il XIV rapporto 2018 dell’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sulla Qualità dell’ Ambiente riporta dati sull’emissione di sostanza inquinanti per diverse città. Risulta che a Torino nel 2015 l’incidenza del traffico automobilistico sulla produzione di polveri sottili PM10 era del 17,7%, mentre quella del riscaldamento domestico era del 75,6%. Un’analoga rilevazione riferita al 2005 indicava per le auto un’incidenza del 39,8 %, mentre per il riscaldamento domestico questa era del 44,0%. Quindi, nel corso del decennio c’è stato un crollo nella produzione di particolato da parte del trasporto su strada. Questo si spiega col fatto che sono stati posti limiti più stringenti all’emissioni sulle auto di nuova immatricolazione Sono passati 5 anni, ed è quindi pacifico che quel valore di 17,7% è oggi ancora più basso. Bisogna poi tenere presente che i dati si riferiscono a medie annuali e che i riscaldamenti sono accessi solo nei mesi freddi, soprattutto da novembre a febbraio. Ne consegue che tutta l’emissione dei riscaldamenti si concentra in quel periodo. Conclusione: sulla base dei dati dell’ISPRA l’emissione di PM10 causata dal traffico automobilistico è molto inferiore al 10% e quindi poco influente sulla produzione di particolato PM10. E dunque a cosa serve il blocco delle auto diesel?

L’ISPRA è un ente pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente. Andando nel dettaglio del XIV Rapporto, al Paragrafo 5.2 intitolato “Emissioni in atmosfera” si fa riferimento ad una tabella in cui sono riepilogati i valori delle emissioni di particolato PM10 primario (cioè quello prodotto da attività umane) stimati per le città italiane. Le stime si riferiscono agli anni 2015 e 2005.

Per la città di Torino abbiamo nel 2015 una produzione complessiva di 1549,7 tonnellate, così ripartita:

Riscaldamento 75,6 %

Trasporto su strada: 17,7%

Industria: 5,5 %

Altri 1,2%

Invece nel 2005 la produzione complessiva era di 1493,3 tonnellate, leggermente inferiore, ma la ripartizione era più equilibrata:

Riscaldamento 44,0 %

Trasporto su strada: 39,8 %

Industria: 11,4 %

Altri 4,8%

Il fatto importante che deve essere evidenziato è che il riscaldamento domestico è attivo nei mesi freddi, principalmente nel periodo invernale novembre-febbraio,, mentre la circolazione automobilistica è attiva 12 mesi all’anno, e si riduce notevolmente solo nel mese di agosto a causa delle ferie. Ne consegue che la produzione totale di PM10 si concentra prevalentemente nei 4 mesi freddi Dunque quel dato complessivo già alto di 75,6% annuale, diventa ancora più alto nel mese di gennaio.

Teniamo poi presente che la normativa Euro 5 è entrata in vigore nel 2009. E quella normativa equipara a 0,005 grammi/Km il limite nelle emissioni di particolato PM10 a tutte le motorizzazioni, tanto benzina quanto diesel. E da allora in poi, assieme all’entrata in circolazione autoveicoli con emissioni praticamente nulle, si è parallelamente svecchiato il parco veicoli circolanti. Ne consegue che il dato di particolato PM10 emesso dai veicoli circolanti nel 2020 è sceso ulteriormente, rispetto al 2015.

Però da più parti si afferma si che la circolazione automobilistica favorisce il risollevamento delle polveri depositatesi sull’asfalto, che potrebbero essere prodotte anche dalle altre fonti. Ammesso che questo fatto abbia una certa rilevanza, non sarebbe stato allora più opportuno tornare a fare la pulizia delle strade, così come si faceva in passato? Oltretutto, tenere pulite le strade da polveri e sporcizia, è anche una norma di igiene generale.

*Giuseppe Chiaradia, ingegnere chimico

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