Editoriali | 13 novembre 2019

Finanza etica: farsi del bene facendo del giusto. Di Paolo Turati*

"Misurare" l'eticità delle attività finanziarie: in generale un'impresa è più o meno responsabile a seconda di quanto recepisce i principi di equità nei confronti dei soggetti coinvolti

Il recente mandato di arresto da parte di un Tribunale del Lavoro del Bangladesh (per violazione delle tutele di tre dipendenti della Grameen Bank da lui fondata) a carico del Premio Nobel per la Pace del 2006 e Fondatore della suddetta Banca( da questa estromesso nel 2011 e in seguito accusato di evasione fiscale nel 2015), caso scuola nel Microcredito, Muhammad Yunus ci dà occasione per fare qualche considerazione sui Principi generali della Finanza Etica.

Se consideriamo la Finanza come l’insieme degli apparti contrattuali in genere scritti per esigere il prezzo del valore di un bene o servizio, il concetto di Etica lo si può ritrovare in modo equo nella "resa di conto in termini di par condicio" rispetto ai vari portatori di interessi intangibili e tangibili coinvolti nel processo. Da qui sorge il dovere, per chi fa Finanza Etica, di osservare la cosiddetta Corporate Society Responsability, in particolare quando si tratti di operare con Enti finanziari tendenti a trasformarsi, come spesso accade, da Istituzioni a Imprese. In generale gli Enti finanziari, quali Banche, brokers e dealers di vario genere sono connotati da vario grado di eticità, sicché è impossibile generalizzare: non si può evidentemente confrontare il comportamento di Banche truffaldine rispetto ai clienti come quelle andate insolventi in Italia poco tempo fa con quello tenuto in settori solidali, quali ad esempio il Microcredito, da molti altri Istituti meritori.

In senso generale, nello svolgimento etico dell’attività finanziaria, va tenuto conto della piramide dei soggetti da tutelare con il cosiddetto bilancio sociale: dagli shareholders, agli stakeholders, ai dipendenti, ai clienti, ai fornitori, all’ambiente, alla Pubblica amministrazione è la precessione maggiore o minore dei principi di equità osservati nei confronti di costoro che rende un’impresa più o meno responsabile.

Quando ci riferiamo ad Enti finanziatori, quanto alle erogazioni etiche di finanziamenti per chi ne necessita, queste andrebbero indirizzate quindi preferibilmente a chi, ad esempio, rispetta parametri operativi ambientali, di sicurezza sul lavoro e sociali, contro le discriminazioni di genere e a favore dei giovani. Altresì andrebbe legato il principio del diritto al credito a imprese che, stimolando nel loro interno l'aumento delle competenze, denotino democrazia nella struttura anche di governance, equa distribuzione dell'utile e della circolazione del denaro, trasparenza, interesse generale al territorio, attenzione al Terzo settore e alle perequazioni nelle retribuzioni.

Parimenti, pur per verso opposto, anche gli investimenti etici verso imprese in surplus quanto ad assets che emettono azioni per aumentare la propria dotazione di capitale primario, andrebbero indirizzati verso chi rispetta i parametri di cui sopra.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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