Editoriali | 01 novembre 2019

Apocalypse? No(w), better later!*

Lo scandalo dell’Obolo di San Pietro fa riflettere sulla ricchezza temporale della Chiesa Cattolica. Un patrimonio mobiliare e soprattutto immobiliare immenso: l’Apocalisse, se non altro per non compromettere il milione di complessi immobiliari posseduti direttamente o indirettamente, è probabilmente ancora lontana

Il recente scandalo dell’investimento, di ben poco successo, immobiliare di lusso di 200 milioni a Londra coi soldi delle Elemosine dell’Obolo di San Pietro( https://m.dagospia.com/l-articolo-del-financial-times-sbatte-in-prima-pagina-le-operazioni-di-becciu-217546 ), che chiama in qualche modo in causa l’attività legale svolta in precedenza dall’ora Premier Giuseppe Conte( https://www.repubblica.it/politica/2019/10/28/news/giuseppe_conte_financial_times_governo-239704061/ ), suggerisce un po’ di considerazioni e di calcoli su quanto sia ricca la Chiesa Cattolica.

La parte mobiliare, certamente immensa, è complesso valutarla per questioni di scarsa trasparenza( se applichiamo la percentuale che si regista sul patrimonio degli Italiani, gli investimenti mobiliari/finanziari rappresentano circa il 70%*degli investimenti immobiliari), ma su quella immobiliare emergono dati di stima come quelli pubblicati da Il Sole 24 Ore un paio di anni fa (https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-15/chiesa-2mila-miliardi-immobili-082813.shtml?uuid=Ab3cTeUH ) cha aiutano a rassicurarci che l’Apocalisse, grazie alle buone aderenze che il Clero vanta di intrattenere in alto loco, è sicuramente ancora lontana dall’incombere, visti i danni materiali che subirebbero il milione di complessi immobiliari ( posseduti direttamente o attraverso Confraternite, Enti e Ordini vari), valutati con estrema prudenza duemila miliardi di Euro **, in cui ha investito nel Mondo il Vaticano. Riporta sempre lo studio de Il Sole 24 Ore che il Gruppo Re, “vocato” consulente immobiliare della Chiesa, stima che il 20% del patrimonio immobiliare italiano( e qui tralasciamo polemiche sull’elusione dell’Imu per gran parte di essi per carità cristiana) sia di proprietà della Chiesa Cattolica, la quale possiede circa un quarto degli immobili di Roma( dove ogni anni ci sono circa 10 mila Testamenti a favore del Clero), città in cui solo la Propaganda Fide ha intestati immobili per quasi 10 miliardi di Euro di valore. Calcolando che il patrimonio immobiliare degli Italiani vale circa 6.500 miliardi, quello della Chiesa Cattolica nel Belpaese ( con cospicua incidenza, oltre che nel Lazio, anche in Veneto e Lombardia) ammonterebbe quindi a circa mille miliardi: a cui sommare gli oltre settecentomila complessi immobiliari sparsi per il Mondo, giungendo così ad una stima finale dei suddetti immobili di oltre duemila miliardi** ( 50% “intra moenia Italiae” e 50% “extra”).

Duemila miliardi di valore di immobili accumulati in duemila anni( più altri millecinquecento di beni mobili/finanziari che potremmo stimare sulla base di quanto sopra ipotizzato*, il che farebbe 3.500 miliardi di ricchezza, equivalente al Pil che la Germania ha raggiunto parimenti in due millenni, il che, pur essendo contabilmente una “cosa dell’altro mondo” – ma di questo stiamo alla fin fine parlando- confrontare così brutalmente i saldi di un conto economico e di uno stato patrimoniale di due diverse entità, in effetti…magari “ci sta” proprio!) di “gestione” sono certamente un risultato assai significativo per la più antica Società d’investimento a Socio Unico( al momento conosciuto solo per via dogmatica indiretta) della Storia, dalla cui attività imprenditoriale c’è sicuramente molto da “imparare” oltre a quello che ha già cercato di inculcarci per altri versi da pari tempo.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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