Editoriali | 28 ottobre 2019

Alla Cavallerizza si vive a scrocco, a pagare sono i torinesi. Di Guglielmo Del Pero*

Dopo l'incendio alla Cavallerizza Reale ci si aspettava un'immediata ordinanza di sgombero nei confronti di chi l'aveva occupata abusivamente invece il sindaco Appendino vuole aprire un tavolo di confronto con gli abusivi. Però si multa un commerciante per uno zerbino. A volte le leggi si applicano, altre, se si tratta di amici, si interpretano.

Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano. Mai come in questi anni la celebre frase di Giovanni Giolitti si presta al meglio per descrive quello che succede a Torino con l’attuale amministrazione. Nel 2016 il M5S con la candidata, Chiara Appendino, diede una sonora lezione nelle urne al Sindaco uscente Fassino, uno degli esponenti di spicco dell’ultraventennale amministrazione di centro sinistra che ha governato la città. I torinesi per natura non molto inclini a inversioni repentine, a manifestazioni pubbliche di disagio e, diciamocelo tra noi da buoni “bugia nen”, non sicuramente predisposti a salti nel buio, avevano da tempo oltrepassato il limite della sopportazione facendosi attrarre dal cambiamento promesso dall’attuale Sindaco.

Ebbene oggi ci ritroviamo con una città al collasso, non solo l’amministrazione non è stata capace di un’inversione di rotta rispetto a un’eredità oggettivamente difficile che avrebbe richiesto impegno, competenza e progetti futuri realizzabili per la nostra città, ma di fatto ha peggiorato la situazione in quasi tutti i campi dimostrando un’improvvisazione decisamente preoccupante nella gestione della cosa pubblica.

Come se non bastasse, in questi giorni la nota vicenda del portavoce del Sindaco con l’emergere di ricatti, gelosie, tentativi di spartizione di poltrone, addirittura cene con rappresentanti di categorie produttive per cercare di trovare una posizione agli amici, fa emergere, da parte della maggioranza, una spregiudicatezza degna della peggior politica, proprio quella che si era promesso di combattere e sconfiggere. La meritocrazia sempre sbandierata ha lasciato il posto alle nomine di fedelissimi (forse anche selezionati via social) per occupare le poltrone e così, non c’è certo da stupirsi se avendo a che fare con gli uffici comunali ci si imbatte in funzionari e dirigenti che supplicano di parlare direttamente con loro e non con l’assessore, terrorizzati dai danni che l’incompetenza potrebbe fare.

Purtroppo per Torino non è tutto, l’incendio probabilmente doloso, accaduto la scorsa settimana alla Cavalerizza (bene Unesco di inestimabile valore) ha riportato sotto i riflettori la vicenda di una proprietà pubblica occupata illegalmente da anni, da gruppi di persone che vivono tranquillamente al di fuori di ogni legge e legalità, tranquillamente a spese dei cittadini torinesi, senza che nessuno dica loro un bel niente. Dopo questa ennesima vicenda ci si aspetterebbe da un amministratore pubblico un’immediata ordinanza di sgombero e l’avvio di un progetto di recupero del bene per restituirlo alla città, i fondi e i soggetti ci sarebbero eccome se solo si uscisse dall’ideologia del contrasto all’iniziativa privata, e invece leggiamo delle incredibili dichiarazioni del Sindaco Appendino che non solo non intende firmare lo sgombero ma, vorrebbe aprire un tavolo di confronto con gli abusivi e accelerare l’iter di approvazione di un regolamento sui beni comuni che significa, di fatto, regalare lo stabile a chi lo ha occupato illegalmente. Questo incredibile comportamento legittima l’occupazione e dà il via libera a tutti quelli che da domani si vorranno occupare un bene e vivere a scrocco tanto poi ci penserà l’amministrazione a regalarglielo.

Peccato però che tutta questa benevolenza da parte dell’amministrazione verso gli amici che possono garantire un pacchetto di voti, sia totalmente assente quando invece si tratta far sloggiare (o tentare di far sloggiare) le attività dal Parco del Valentino con contestazioni di abusi che a volte risalgono addirittura agli anni ’70, Parco oggi quasi totalmente desertificato e in mano a degrado e criminalità con le poche attività commerciali rimaste ormai al collasso. Benevolenza totalmente assente anche quando si mandano in giro per la città i vigili urbani con l’unico scopo di fare cassa per il Comune dimenticando che la funzione dei “civich” dovrebbe invece essere essenzialmente di fare prevenzione e non stangare chiunque a tutti i costi.

Ci domandiamo a questo punto che credibilità possa avere un’istituzione che multa un povero commerciante per un semplice zerbino con il nome del suo negozio e contemporaneamente si rifiuti di far sgomberare persone che bivaccano a spese dei cittadini in un bene pubblico e arrivi addirittura a pensare di concederglielo in gestione? Quale fiducia si può avere in un’amministrazione che considera la legalità come se fosse un calcio di rigore allo stadio, c’è sempre e solo quando viene dato a sfavore dell' avversario?

*Guglielmo Del Pero, Siamo Torino

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