Editoriali | 22 ottobre 2019

Piccoli Comuni: meno rappresentanza, più compiti. Di Carlo Manacorda*

Il Governo intende fare partecipare i piccoli Comuni alla lotta all'evasione fiscale ma il rischio è che questi enti, che spesso per l'organizzazione sono in capo al Sindaco e a pochissimi impiegati, debbano rivolgersi a soggetti esterni che finiscono per essere pagati con le stesse tasse riscosse. Ci si chiede se coloro che fanno le leggi siano mai entrati in un piccolo Comune per vedere come funziona e quanti problemi deve affrontare quotidianamente senza doversene caricare di ulteriori

Due fatti della politica di questi giorni ci portano a parlare dei piccoli Comuni.

La riduzione del numero dei parlamentari comporterà che i piccoli Comuni avranno meno speranze/possibilità di essere rappresentati in Parlamento.

La manovra finanziaria 2020, volendo fare una lotta a tutto campo contro l’evasione fiscale, intende coinvolgere i Comuni in questa lotta e dice di voler dare loro, per riscuotere le tasse comunali, gli stessi strumenti dell’Agenzia delle entrate. Vediamo entrambe le questioni partendo dal quadro dei soggetti dei quali stiamo parlando.

Oggi, in Italia, i Comuni sono 7.918. Di essi, 5.498 sono piccoli Comuni; hanno cioè una popolazione uguale o inferiore a 5.000 abitanti. Il Piemonte è la regione con il maggior numero di piccoli Comuni: 1.045 sul totale di 1.181. Sono in Piemonte 12 Comuni piccolissimi: hanno un numero di abitanti che sta tra i 35 e i 65.

Il cosiddetto “taglio dei parlamentari” ridurrà i Deputati da 630 a 400, e i Senatori da 315 a 200. Ora, poiché ogni parlamentare rappresenta un determinato numero di cittadini, la riduzione del numero dei parlamentari farà aumentare il numero dei cittadini che dovrebbe essere rappresentato da ciascuno. Se questi cittadini che dovrebbero poter far sentire la loro voce attraverso il parlamentare nominato nel territorio risiedono in qualche piccolo Comune (specie se collocato in qualche vallata alpina), avranno nessuna o pochissime occasioni di contatto con il parlamentare di riferimento.

In buona sostanza, per ottenere consenso elettorale, il parlamentare preferirà incontrare i

centri più popolosi piuttosto che quelli con poche persone, e magari collocati in zone difficili del territorio. Non meraviglia quindi che proprio l’Unione Nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani (UNCEM), attraverso il proprio Presidente Marco Bussone, abbia fatto sentire la propria voce su questo argomento. Non nascondendo che se si verificasse questa minore rappresentanza, si ridurrebbe la capacità democratica dei territori rurali e montani di eleggere i loro rappresentanti.

La manovra economica intende dare ai Comuni, per riscuotere le tasse comunali evase, strumenti come quelli di cui dispone l’Agenzia delle entrate.

L’Agenzia delle entrate, operativa dal 2001, è un ente di dimensioni gigantesche che provvede a effettuare tutte le operazioni sia in materia di riscossione delle tasse, sia per contrastare i fenomeni della loro evasione. Ha quindi numerosi uffici che provvedono, con competenza professionale, a tutti questi compiti che si svolgono attraverso controlli, verifiche e ispezioni.

In questo momento, non si sa ancora quali saranno gli strumenti simili a quelli dell’Agenzia delle entrate che il Governo metterà a disposizione dei Comuni per farli partecipare alla lotta all’evasione fiscale. In ogni caso, quali che saranno, si stenta a credere che essi possano essere utilizzati dai piccoli Comuni, sicuramente non dotati del robusto apparato dell’Agenzia delle entrate. Basta andare sui siti web di questi enti per capire di che organizzazione dispongono per personale e uffici. Poche unità di personale (una, due decine per quelli verso i 5.000 abitanti) che si riducono a una o due unità per i Comuni piccolissimi. Qui si trova che gli stessi amministratori (Sindaco, Vicesindaco) sono responsabili di funzioni spesso svolte da un’unica/un unico impiegata/o. La quale/il quale è già impegnato in molte delle funzioni che i Comuni, grandi o piccoli, devono svolgere (amministrare le risorse finanziarie e le tasse, organizzare i servizi di trasporto pubblico comunale, fare o aggiornare il catasto, pianificare il territorio, la protezione civile ed i servizi di primo soccorso, provvedere alla raccolta rifiuti e alla riscossione dei relativi tributi, dare i servizi sociali, organizzare la polizia municipale, svolgere i servizi dell’anagrafe e del sistema elettorale).

In definitiva, ci si chiede chi potrebbe usare questi strumenti dei quali il Governo intende dotare anche i Comuni. Purtroppo c’è da pensare che questi, se caricati di altre responsabilità, ricorrano a collaborazioni di soggetti esterni i cui corrispettivi, com’è accaduto e magari accade tuttora, si pappano una buona fetta delle tasse riscosse.

D’altro canto, situazioni di questo genere i piccoli Comuni le vivono già per applicare, ad esempio, le leggi anticorruzione. In questo caso, per dare corso a tutte le disposizioni che queste leggi contengono, dovrebbero disporre di gruppi numerosi di persone dedicate soltanto all’applicazione di queste norme. E gli esempi si possono moltiplicare parlando degli acquisti, dei bilanci e via discorrendo.

Di fronte a queste situazioni, ci si chiede se coloro che fanno le leggi siano mai entrati in un piccolo Comune per vedere come funzioni e quali problemi deve già affrontare quotidianamente prima di doversene caricare altri. E poi che senso ha scrivere leggi che vanno applicate da tutti i Comuni, grandi e piccoli, quando già si sa che i secondi non saranno mai in grado di applicarle?

E’ l’eterna assenza di realismo del settore pubblico che crede e fa credere che si possa andare a competere in una pista per gare automobilistiche con la bicicletta.


*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

Ti potrebbero interessare anche: