Editoriali | 30 settembre 2019

Chissà se funzionerà contro l'evasione fiscale. Però, finalmente, idraulici e dentisti usciranno dall'immaginario collettivo dei “cattivi”. Di Paolo Turati*

Basterebbe una fiscalità di tipo anglosassone in cui tutto sia defiscalizzabile a parte alcune eccezioni invece che una come la nostra in cui tutto è indetraibile a parte alcune rarità ed il gioco sarebbe fatto. In ogni caso, solo la prova dei fatti ci dirà se l’abolizione del contante sarà un bene o un male per l'economia del Paese, anche se, a dire il vero, ci sono precedenti poco rassicuranti

Non si è mai capito perché gli idraulici ed i dentisti siano da sempre considerati i pivot dell’evasione fiscale nell’immaginario collettivo. Ma dai, siamo obiettivi! E i carrozzieri o i falegnami, allora? O i vari professionisti con onorari variabili a seconda del “con o senza”?

Invero il problema, con i disonesti di natura ( che si possono stimare in quasi la metà del totale, come riportano addirittura antichi testi sacri o, più semplicemente, come la nostra esperienza più o meno si trova ad asseverare nel corso di una vita o come dimostrano test sociologici specifici quali quello “evergreen” del portafoglio lasciato per finta su di un marciapiede con soldi e documenti ), è nell’univocità di interessi ingenerato dal fatto che, senza fattura, chi compra risparmia numerario per almeno il 20% così come, magari anche di più, risparmia tasse chi gli vende nel contempo quel bene o servizio.

Basterebbe una fiscalità di tipo anglosassone in cui tutto sia defiscalizzabile a parte alcune eccezioni invece che una come la nostra in cui tutto è indetraibile a parte alcune rarità ed il gioco sarebbe fatto.

Si potrebbe addirittura asserire che sarebbe meglio della nostra attuale (appena ibrida) una fiscalità in gran parte retta da imposte indirette con scaglioni diversificati a seconda delle necessità dei beni o dei servizi, come si sta tendendo a fare in varie Economie evolute, tipo quelle scandinave.

Ma tant’è: l’obiettivo del Governo e del titolare del Mef, Gualtieri, va verso quella direzione, lì si arriverà, a maggior ragione perché, in effetti, le giovani leve tenderanno sempre più a pagarsi anche solo il caffè in modo elettronico.

I risultati finali sono assolutamente ignoti. Se, da un lato, è prevedibile una ripresa a tassazione di parte del sommerso, siamo certi che un Paese come il nostro in cui le transazioni sono ancora all’86% in contanti per volume (68% per valore, a differenza, ad esempio di una Svezia con meno del 10% in valore e sul 13% in volume) non possa risentirne in modo anche severo in termini di Pil?

Ovviamente, solo la riprova dei fatti ci dirà se l’abolizione del contante sarà stata un bene, un male o neutrale per l’Economia del Paese, ma ci sono precedenti coincidenze poco rassicuranti.

L’introduzione progressiva della soglia (anzi, delle soglie, che oggi in Italia sono 17 a seconda delle varie declinazioni in cui vengono applicate) per l’utilizzo dei contanti ha combaciato con la dissoluzione (ad oggi circa meno 50% in fatturato ed occupazione) del mercato immobiliare italiano, che rappresenta con l’indotto complessivo il 20% del Pil. Il fatto è che questo disastro è coinciso anche con la crisi partita coi mutui subprime, sicché si tende ufficialmente a dare la colpa esclusivamente a questo gravissimo elemento congiunturale, assieme a quello, direttamente derivatone, di un periodo deflattivo decennale.

Però altrove i Mercati immobiliari sono ripartiti da tempo alla grande, mentre da noi il percorso di una ricrescita equilibrata è ormai perso da 15 anni.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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