Editoriali | 27 settembre 2019

L’aumento della CO2 è colpa della deforestazione selvaggia, non delle auto diesel. Di Giuseppe Chiaradia*

Dei 15 milioni di Km2 di foresta tropicale che ricoprivano la Terra nel 1947, ne sono stati distrutti 8 milioni, più della metà, una superficie immensa pari ad oltre 26 volte l’Italia. Nello stesso tempo, la concentrazione dell’anidride carbonica nell’aria si è innalzata da 300 a 400 ppm. Ma tutti noi dovremmo sapere che la CO2, assieme all’H2O, è il nutrimento delle piante per la loro crescita. E se le foreste scompaiono in modo spaventoso, è inevitabile che la CO2 s’innalzi. E in tutto questo disastro, gli ambientalisti vanno ad incolpare l’industria per l’aumento della CO2

Al di là dell’influenza dell’anidride carbonica sul riscaldamento terrestre, viene trascurato il fatto che le piante assorbono l’anidride carbonica dall’aria in modo da acquisire il carbonio necessario per vivere e crescere. E nessuno considera il fatto che un aumento della concentrazione di CO2 nell’aria determina una maggior velocità di assorbimento della CO2 e conseguentemente una crescita più rigogliosa delle piante. E questo comporta una maggior sottrazione di CO2 dall’atmosfera

Questo è un comportamento generale della Natura, che ha i suoi meccanismi per il ristabilimento dell’equilibrio, magari ad un livello diverso. Se così non fosse, cioè se lo squilibrio di un fenomeno comportasse una degenerazione a catena, la Terra non sarebbe arrivata ai giorni nostri.

Quindi, dovrebbe essere intuitivo che se vengono a mancare in modo così significativo gli alberi delle foreste tropicali, che sono i maggiori consumatori di CO2, la sua concentrazione tende inevitabilmente a salire, malgrado l’effetto parzialmente compensativo della maggior disponibilità di CO2.

Ovviamente sulla concentrazione della CO2 nell’aria incidono sicuramente altri fenomeni, come ad esempio la temperatura degli oceani, ma il ruolo delle foreste, soprattutto quelle tropicali, nella regolazione della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è fondamentale. E non è necessario essere specialisti per intendere queste cose, basta avere un minimo di conoscenze scientifiche e soprattutto essere in buonafede.

L’ industria non è responsabile della deforestazione

Secondo la United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) secretariat, la causa schiacciante della deforestazione è l’agricoltura. In dettaglio la “Subsistence farming” (quella di sussistenza) è responsabile per il 48%, l’ agricoltura commerciale per il 32 %, il taglio degli alberi per il 4%, la legna riscaldamento per il 4%.

Le foreste tropicali sono in Amazzonia, Africa Indonesia e in altri paesi del Terzo Mondo. Da quelle parti fabbriche non ce ne sono. In particolare l’Amazzonia viene violata per i pascoli e la coltivazione della soya.

E’ la crescita della popolazione che si sta mangiando le foreste. L’industria non c’entra un tubo. E nei Paesi industrializzati la popolazione è stabile.

La fotosintesi e la CO2

Tramite la fotosintesi le piante assorbono le molecole necessarie per sintetizzare la cellulosa di cui sono in gran parte costituite. La fotosintesi può essere così schematizzata:

H20 + CO2 + luce = glucosio + O2

L’acqua viene prevalentemente assorbita dal suolo tramite le radici, la luce arriva dal sole e l’anidride carbonica viene assorbita dall’aria. Il glucosio è il mattone di base col quale le proteine costruiscono il polimero strutturale delle piante: la cellulosa

Sappiamo tutti che più abbondantemente innaffiamo le piante e più le teniamo esposte al sole, più velocemente crescono. Lo stesso vale per la CO2: un’atmosfera più ricca di CO2 determina una crescita più rapida delle piante.

La relazione fra concentrazione di CO2 e velocità di crescita delle piante, oltre ad essere un principio generale della chimica, può essere facilmente rintracciata su internet in qualsiasi testo divulgativo. Riporto ad esempio uno stralcio della pubblicazione della rivista RCS intitolato: Rate of photosynthesis: limiting factors.

“As it is normally present in the atmosphere at very low concentrations (about 0.04%), increasing carbon dioxide concentration causes a rapid rise in the rate of photosynthesis, which eventually plateaus when the maximum rate of fixation is reached”

Il testo dice: poiché è normalmente presente nell’atmosfera a concentrazioni molto basse (circa 0,04%), un incremento della concentrazione dell’anidride carbonica causa un rapido innalzamento nella velocità della fotosintesi che eventualmente si stabilizza quando viene raggiunta una velocità massima di assorbimento (ed al momento siamo molto distanti dal plateau)

Andiamo a ripiantare alberi in Amazzonia

Allora se a Greta ed agli altri ingenui ragazzi stanno a cuore le sorti della Terra, lascino perdere le dritte dei professionisti dell’ambientalismo, che sono i nemici principali della Natura, e si rechino all’ONU a chiedere di ripiantare gli alberi nelle foreste, e ci vadano pure in aereo, che un’innaffiata di anidride carbonica non può che far bene agli alberi.

Perché questa insistenza sui motori diesel?

Potenti e spregiudicati gruppi politico-finanziari, con la scusa farlocca del pericolo CO2 vogliono rottamare il diesel perché vogliono obbligare gli ignari cittadini ad acquistare le auto elettriche. Ma il gioco è pericoloso: il rischio è quello di mandare in rovina l’industria automobilistica europea, che è il volano di tutta l’economia dell’occidente a tutto vantaggio del Dragone cinese, che con l’auto elettrica, riuscirebbe ad emergere vincitore nell’unico settore industriale dove non è ancora vincitore: quello automobilistico.

E la Cina è il primo produttore di carbone nel mondo e il primo importatore di petrolio del mondo. Ed il carbone alimenta le la maggioranza delle centrali elettriche cinesi che a loro volta alimentano le auto elettriche cinesi. E dalla combustione del carbone si origina cosa?


*Giuseppe Chiaradia, ingegnere chimico

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