Editoriali | 24 settembre 2019

Pillole d'investimento finanziario per dormire sonni tranquilli. Di Paolo Turati*

Per non dover prendere pastiglie di calmanti dopo, è sempre meglio assumere (mentalmente) alcune pillole di buon senso consapevole prima, quando ci si trova a investire le proprie, poche o tante, disponibilità finanziarie

Innanzitutto è bene ‘studiare’ preliminarmente la questione, riflettendo dopo aver un po’ studiato la materia, magari anche da autodidatta. In realtà, investire è facile (ma non semplice), per cui acquisire informazioni su testi, riviste, giornali e spazi web di qualità (da Reuters a Bloomberg, da Il Sole 24 Ore a Milano Finanza) è del tutto agevole.

Per chi non possiede nozioni di Economia e Finanza approfondite è poi consigliabile dotarsi di consulenti che, possibilmente, non operino in conflitto di interesse (quali, ad esempio, quelli indipendenti) o, se operano in una fattispecie conflittuale, siano fidati ed i servizi e prodotti collocati dai quali risultino affidabili, considerando la solidità dell’Istituzione di cui sono mandatari, e a costi contenuti.

Risulta a lungo termine controproducente investire con aspettative di ritorni superiori a quelli correnti delle normali allocazioni “primarie “del denaro, cioè: conti correnti; operazioni di liquidità, Titoli di Stato e emissioni postali a breve; Titoli di Stato, obbligazioni e buoni postali a medio-lungo; azioni. Tutto il resto che offre la Finanza è un “elaborato” delle suddette allocazioni primarie ed ha un costo di assemblaggio, gestione e distribuzione che può determinare le condizioni per cui un investitore sia indotto dal proprio consulente a correre rischi maggior onde conseguire migliori rendimenti che nascondano i suddetti costi a volte elevati di gestione.

Qualora si opti per affidare i propri denari in gestione a terzi, come molti Italiani fanno (oltre 2 mila miliardi sono allocati in gestioni discrezionali, cioè Fondi Comuni, Gestioni personalizzate e Prodotti assicurativi a contenuto finanziario), è opportuno, dopo un certo periodo anche non breve ma neppure troppo lungo ed indipendentemente dal rendimento apparentemente o realmente ottenuto, disinvestire totalmente, dopo di che, se il capitale rimborsato è proprio quello rendicontato su carta da parte dell’intermediario e la liquidità risulta disponibile nei tempi tecnici previsti, si può reinvestire (tanto, ormai, le commissioni di entrata, ove previste, le riesce ad evitare chiunque: basta legare la sottoscrizione del contratto al loro annullamento o, in caso di penali di uscita, contrattualizzarle in modo che non superino l’una, due, annualità al massimo) ivi, o altrove.

L’effettuazione dell’investimento, in genere azionario ma la dinamica dei corsi obbligazionari specie di lunga scadenza è spesso altrettanto volatile, non è mai male che la si faccia in più tranche distanti nel tempo tra loro, in modo da calmierare con delle medie il valore più o meno elevato susseguente alle congiunture di mercato dei valori mobiliari sottostanti.

Sottoscrivere solo quello che si capisce: dal momento che il rapporto rischi/benefici dei prodotti finanziari strutturati e derivati non lo comprende quasi neppure un ingegnere gestionale che si occupi di quello tutto il giorno, evitarli nel modo più assoluto.

Quanto ai prodotti assicurativi, in specie alle Polizze vendute in varie salse tutte come “Vita”, sottoscrivere esclusivamente quelle a “gestione separata”: le altre (comprese le unit ed index linked) sono in genere solo polizze a capitalizzazione con costi quasi sempre alti e rendimenti irrisori, oltre che non garantire spesso i privilegi fiscali promessi.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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