Editoriali | 06 settembre 2019

A breve l'alleanza giallo/rossa sarà anche torinese, basta ingoiare qualche rospo. Di Guglielmo Del Pero*

La sinistra per ritornare al potere ha dovuto ingoiare rospi indigesti come la totale inversione di giudizio su chi considerava, fino al fino prima, dei cialtroni incapaci. E ora nasce un governo di sinistra che avrà come obiettivo la redistribuzione piuttosto che la creazione di reddito. D'altra parte, redivivi esponenti ex Pci stanno in questi giorni imperversando con l'elenco dei tanti punti in comune tra sinistra e M5S. E a livello torinese si spaccia la promozione a ministro dell'assessore Pisano come riconoscimento di buona amministrazione. La boccata d'ossigeno che ci voleva per una Giunta alle prese con un malessere trasversale

La nascita del Governo sostenuto da M5S e PD ha, nel giro di poche settimane, rimescolato le carte sia della politica nazionale che locale. Tutti gli analisti politici concordano sull’errore strategico fatto dalla Lega, più di tempistiche che di mossa in sé visto che era ormai evidente a tutti che il governo giallo verde/verde fosse arrivato alla fine, causa la differenza di vedute fra i due movimenti che lo componevano. La crisi di governo innescata, ha rivitalizzato il PD fino a quel momento dilaniato da conflitti interni fra le varie anime e incapace di entrare nel gioco politico dominato dai due partiti di maggioranza, la sinistra si è improvvisamente ritrovata di fronte alla possibilità di tornare al Governo e utilizzare il potere come collante interno, possibilità che non si è di certo fatta scappare con una scaltrezza politica invidiabile e poco importa se, per arrivare ai ministeri, si siano dovuti ingoiare rospi molto indigesti come la totale inversione di giudizio su quelli che fino al giorno prima erano considerati dei cialtroni incapaci.

Allo stesso modo il M5S, frastornato dopo le batoste elettorali, è tornato a essere virtualmente il primo partito d’Italia (sulla base dei risultati ottenuti alle elezioni di Marzo 2018) ritrovandosi a condurre la trattativa per i Ministri da un punto di forza, ottenendo così significative concessioni dal Partito Democratico che era partito all’insegna della discontinuità e si è ritrovato con lo stesso Presidente del Consiglio del precedente Governo. Se si fosse votato immediatamente dopo le elezioni europee o addirittura in concomitanza, molto probabilmente i 5S sarebbero stati confinati in un angolo del Parlamento a una sterile opposizione.


Il risultato è stata la nascita di un Governo di sinistra, convinto del ruolo fondamentale dello Stato nell’economia a tutto discapito dell’iniziativa privata, un Governo che avrà come obiettivo principale la redistribuzione del reddito più che la creazione di nuovo reddito. Hanno sicuramente ragione i vari esponenti politici (di provenienza ex PCI), alcuni dei quali redivivi e che francamente pensavamo in pensione a godersi il vitalizio, nell’imperversare sui vari organi di informazione spiegandoci come questa alleanza fosse la cosa più naturale del mondo elencando gli innumerevoli punti in comune fra i due movimenti.


Dal quadro nazionale a quello locale, una boccata di ossigeno la riceve anche il Sindaco di Torino, Chiara Appendino, in profonda crisi politica derivante dai continui insuccessi delle Giunta 5S durante i tre anni di amministrazione, alle prese con un malessere trasversale a tutte le categorie, con una città in profonda crisi vittima di una politica ideologica basata su troppi No e decisioni palesemente sbagliate. La nomina a Ministro dell’Assessore Pisano, quella delle anagrafi chiuse perché non si riusciva a farle funzionare e dei sei mesi di attesa per una carta di identità elettronica (a proposito pare che non lascerà il suo incarico di Assessore, quindi per i torinesi dopo il danno ecco la beffa!), permette ai 5S di cantare vittoria per aver un rappresentante della città al Governo e di spacciare la nomina come riconoscimento di una buona amministrazione.


Contrariamente al quadro nazionale, a Torino ne esce molto male il PD, partito che aveva dedicato gli ultimi tre anni a una dura opposizione nei confronti dell’amministrazione 5S per costruire una rivincita alle prossime elezioni amministrative, che si ritrova oggi con la città “venduta” nel nome di un interesse nazionale. Tutte le dichiarazioni degli esponenti politici vanno nella direzione di una lenta ma inesorabile marcia di avvicinamento verso il M5S, perfino il tanto odiato dai 5S ex Sindaco di Torino, Piero Fassino, ha dichiarato in queste ore che: “…….l’alleanza Pd-Cinque Stelle può davvero cambiare la politica italiana” e il segretario regionale del partito ha, di fatto, aperto nei giorni scorsi, a un dialogo con l’amministrazione. Il nervosismo e le continue dichiarazioni ai giornali sul presunto immutato atteggiamento di opposizione dura, che alcuni esponenti del PD cittadino stanno rilasciando ai giornali in queste ore, dimostra esattamente questo: l’alleanza giallo/rossa da nazionale diventerà locale con buona pace di chi si è battuto per costruire un’alternativa.


La grande assente è l’area moderata, liberale, filo-europea che da troppi anni a Torino non da significativi cenni di vita a causa dell’assenza e anche dell’incapacità di un’intera classe dirigente all’altezza, salvo rare e apprezzabili eccezioni. Proprio da quest’area dovrà arrivare una proposta politica per le prossime elezioni amministrative in grado di offrire ai torinesi una vera svolta basata sul taglio della spesa, bilanci in ordine, meno presenza possibile dell’ente pubblico nella vita dei cittadini, a fianco dell’iniziativa privata e lontano dalle varie ideologie, dimostrando di essere capaci di risollevare la città evitando che a prevalere sia un’unione tra chi ha governato per oltre venticinque anni la città e chi (nel corso di questi ultimi anni) ha di fatto proseguito su quella strada facendo piombare la città in una pericolosa crisi.

*Guglielmo Del Pero, Siamo Torino

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