Editoriali | 25 luglio 2019

Olimpiadi invernali 2026: considerazioni a.…freddo. Di Paolo Turati*

Considerazioni non politiche di un ex atleta di sci alpino su Milano, Cortina e Torino. E un suggerimento quando si perde la partita...

Lieto del successo di Milano-Cortina, meno (ma non troppo) dell’assenza di Torino, mi sovvengono alcune considerazioni finali di tipo non politico in merito alla vicenda dell’assegnazione della Sede olimpica che espongo qui di seguito.

Invero, da ex atleta di Sci alpino con punteggio nazionale che ha gareggiato per vent’anni con risultati non irrilevanti su tutte le piste del Mondo in Gigante, SuperG e Discesa, devo obiettivamente osservare che il contesto territoriale vincitore è da un punto di vista tecnico di qualità nettamente superiore, oltre all’altrettanto spassionata considerazione da fare in merito al fatto che le Dolomiti sono probabilmente il posto paesaggisticamente più bello del mondo.

Sedi continuative da decenni di gare di Coppa del Mondo e di Campionati mondiali, piste come la Stelvio di Bormio, la Gran Risa di Val Badia, la Tofane di Cortina (dove, dopo 70 anni tornano le Olimpiadi) o la Sasslong di Valgardena (solo per citarne alcune) “parlano da sole” quanto a livello tecnico e a “leggenda” nello Sci alpino. E in quello nordico è lo stesso, solo che si pensi alle Valli di Fiemme e Fassa, dove ogni anno si corre la Marcialonga, o ad Anterselva, sede più volte di Campionati del Mondo nonché, costantemente, di prove di Coppa del Mondo di Biathlon.

Poco avrebbe potuto contrapporre Stoccolma con Are( dove gli ultimi Campionati mondiali hanno lasciato molto a desiderare anche per “strambe” condizioni climatiche che insistono in loco), così pure come la stessa Valsusa, le cui piste da gara, non più adeguate all’evoluzione tecnica dei materiali e atletica degli specialisti( difficilmente sulla “tosta” pista Stelvio di Bormio, nel 2026, troveremo vincitore della Discesa maschile un quasi carneade come lo fu Dénériaz sulla facile Banchetta di Sestriere), ormai da decenni il Circo Bianco ha infatti, anche se non solo per questo ma qui si aprirebbe un altro capitolo in merito alla capacità di “vision” strutturale del territorio, abbandonato (a parte, ogni qualche anno uno Speciale femminile di Coppa del Mondo a Sestriere).

Torino da sola (che era l’opzione iniziale) avrebbe potuto proporsi compiutamente a competere per l’assegnazione? Probabilmente sì, facendo leva principalmente sugli impianti del 2006 da riciclare ma, obiettivamente e al netto della problematica di una difficile sostenibilità economica in modalità “sobria”, la discutibile pista da bob di Cesana (tutta esposta a Sud a quota relativamente bassa in presenza, oltretutto, di cambiamenti climatici quali quelli a cui stiamo assistendo), il modesto “Half pipe” di Melezet ed i trampolini e la pista poco significativa da fondo di Pragelato non evocano immagini epiche tali da far strillare dalla gioia eventuali delegati olimpici elettori.

La seconda opzione aveva ipotizzato Torino come “terza-non-pari” rispetto a Milano e Cortina, con l’assegnazione del solo Speciale femminile a Sestriere e di una o due gare di pattinaggio a Torino. Ne sarebbe valsa la pena comunque? Chissà, forse sì, certo che ripetere sul territorio dopo soli 20 anni un’esperienza ridotta del 90% in termini di fenomenologia agonistica non è che si sarebbe rivelato un pivot di cui menar particolare vanto.

Detto questo, per concludere, un auspicio: si eviti di andare a pietire qualche briciola ai vincitori meneghino-tofanesi. La dignità, quando si perde una partita, è l’unico valore che resta.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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