Editoriali | 12 luglio 2019

Islam e finanza: così possono convivere e crescere, anche in Italia. Di Paolo Turati*

Il Sukuk è il bond utilizzato dalla finanza islamica: per le sue caratteristiche potrebbe essere indirizzato verso il finanziamento di infrastrutture. Esistono già esperienze a proposito

La finanza islamica prevede una serie di precetti coranici in base ai quali determinati strumenti possono venire utilizzati o meno sul Mercato da parte degli investitori. Il sistema finanziario che fa capo al Mondo mussulmano è pari al 2% del fatturato globale della finanza ( 100 mila miliardi di dollari) e le regole previste per gli investitori islamici appaiono (come tante altre cose, salvo poi ritrovarsi addirittura con Principesse in fuga da Dubai di cui alla cronaca di questi giorni) di per sé certamente più etiche di quanto non lo siano quelle che sono relative agli investitori capitalistici occidentali.

Ci sono due concetti sostanzialmente dirimenti: il primo è che il prestito a usura, dato che “il Tempo appartiene a Dio” è vietato sin dagli albori della Storia, e non solo in base al Corano, tant’è che già nel Medioevo banchieri caratterizzati da tale attività erano solo quelli ebraici ed i titolari delle banche laiche, quali quelle dei Medici o degli Strozzi; c’è inoltre il divieto di investire il denaro in modo che questo si moltiplichi da solo senza fini commerciali reali.

I bonds, la principale forma finanziaria presente oggi sui Mercati finanziari, utilizzabili da investitori islamici sono pertanto denotati da certe caratteristiche in modo tale da poter essere adeguati alla Shari’a.

Il principale strumento utilizzato dalla finanza islamica in campo obbligazionario è il bond così detto Sukuk, che è sotteso da tre elementi fondamentali: deve dare un reddito commerciale non speculativo, deve essere quotato su piattaforme regolamentate ad attestazione di quanto sopra ( primariamente, in Europa, si identifica la EWBS, European Wholesale Backed Securuties) e deve essere, sulle basi suddette, appunto “certificato”. E’ quindi un bond che tendenzialmente potrebbe o dovrebbe essere indirizzato verso il finanziamento di infrastrutture e ci sono in effetti varie esperienze che si sono attivate da tempo in questa fattispecie.

In particolare, la finanza islamica è stata identificata come fonte di possibile attività finanziaria di Mercato dall’Irlanda, dalla Francia, dalla Germania, dal Lussemburgo, da Malta e dalla Gran Bretagna, nettamente l’hub europeo e mondiale principale per quanto riguarda questo settore: in particolare, per quanto riguarda la Gran Bretagna (ma anche il Lussemburgo, pur con caratteristiche meno chiare), sono state già state da tempo sottoposte all’attenzione degli investitore emissioni di debito sovrano con una richiesta di sottoscrizione elevatissime, aventi come caratteristiche sostanziali la riserva dell’emissione a investitori professionali e la tassazione studiata in modo da essere evasa alla fonte. Sono in ogni caso in previsione emissioni future per miliardi di Dollari, il che certifica l’alto interessamento del Mondo finanziario globale per questo settore.

Ijarah e Murabaha sono altri primari strumenti allineati alle regole etiche coraniche che potrebbero essere utilizzati in Italia relativamente ad investimenti islamici, stante l’interessamento da parte di questo tipo di investitori relativamente ai settori tipicamente italiani, perfettamente allineati alla Sharia, dell’enogastronomia, della moda, del turismo, del farmaceutico, della cultura e, in particolare, degli immobili. In quest’ultimo campo è addirittura quasi connaturata la possibilità di creare delle operazioni coerenti ai dettami coranici che si palesano in una sorta di operazioni di lease-back le quali determinino la non certezza del rientro del capitale e la sua non remunerazione in termini di cedola ma la possibilità di un capital gain non speculativo alla fine dell’operazione.

Invero, ci sono già anche altri strumenti finanziari normati internamente che in Italia potrebbero essere utilizzabili dalla finanza islamica, come per esempio i fondi real estate e le società a capitale fisso, l’associazione in partecipazione le cosiddette Siiq che, fiscalmente, sono più competitivi in quanto la questione attualmente relativa  a strumenti come Ijarah a Marabaha è che la pressione fiscale tende a colpire più volte i vari trasferimenti di proprietà degli immobili, stante che si tratta di operazioni in cui si cedono cespiti immobiliari a un veicolo finanziario che emette i certificati di credito e li colloca utilizzando il ricavato per acquistare il cespite da dare poi in utilizzo al cedente fino al riscatto.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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