Editoriali | 03 luglio 2019

Segui i soldi e arrivi alla verità. Anche sui migranti. Di Riccardo Ruggeri*

“Non si può chiamare naufrago, ma cliente, uno che paga, complessivamente per l’intera tratta, 6-8.000 $. La figura del naufrago a pagamento non esisteva fino alla scoperta di questo modello di business criminale, senza dubbio innovativo in termini di redditività, ma ad altro rischio per i clienti”

Da diversi giorni, lettori mi scrivono per invitarmi a intervenire sull’episodio della Sea Watch. Ad alcuni ho spiegato, privatamente, che mi è difficile inserirmi nel dibattito colto e salottiero che dura ormai da anni su questo tema. Il mio modello culturale, il faro al quale, da sempre, mi aggrappo nell’affrontare qualsiasi problema sociale è stato solo uno, il rispetto della legalità, punto. Sono stato allevato con questi principi, molto diffusi nella classe operaia d’allora, e da essi non sono mai riuscito a schiodarmi.

In quest’ottica non ho accettato di partecipare a nessun talk show, o meglio nessuno mi ha confermato l’invito iniziale dopo aver conosciuto la mia posizione che avevo così anticipato: “Vi informo che in trasmissione, non accetterò di fingere che i migranti siano in mare lì per caso, come fossero naufraghi. Quelli che scappano dalla guerra (Convenzione di Ginevra) si vanno a prendere con traghetti e con aerei, gli altri, nella quasi totalità, migranti economici, come i miei nonni, devono rispettare la “chiamata” e le leggi dei singoli paesi, Così funziona in Svizzera e in Giappone. L’attuale modalità ha a che fare con la criminalità organizzata: usano i migranti come business”. Sono stato immediatamente cancellato dalla lista degli ospiti delle compagnie di giro delle varie tv di regime. Malgrado ciò sono vissuto felice.

Resto fermo nella mia intuizione iniziale di non chiamare naufrago, ma cliente, uno che paga, complessivamente per l’intera tratta, 6-8.000 $ (chi conosce l’Africa subsahariana sa che queste cifre denotano l’appartenenza alla classe medio-alta, il possesso, spesso, di iPhone X lo conferma) per attraversare, illegalmente, più paesi fino ad arrivare in Libia. E qua deve appoggiarsi, per le note leggi di mercato, a organizzazioni criminali di scafisti, per la traversata, sapendo in anticipo che costoro non rispetteranno mai il negozio. In altre parole, dopo averli imbarcati su gommoni di fabbricazione cinese a obsolescenza programmata (qualche ora, mi dicono), comunque non in grado di effettuare la traversata, e dopo aver incassata la tangente, li abbandonano in mare al loro destino, rientrando a terra con appositi barchini. Questo prevede il loro protocollo criminale e i clienti lo conoscono. Questi sventurati devono sperare, perché il processo logistico si completi, in qualche ONG acquatica in perlustrazione. Il naufrago, per noi cittadini comuni, è una persona che cade in mare da una nave, è passeggero o equipaggio di una nave che affonda, non certo uno che paga, a dei criminali, un biglietto per essere abbandonato in mare. La figura del naufrago a pagamento non esisteva fino alla scoperta di questo modello di business criminale, senza dubbio innovativo in termini di redditività, ma ad altro rischio per i clienti.

Così sulla capitana, Carola Rackete (preferirei chiamarla comandante, 2 lauree, studiosa degli albatros, 5 lingue fluenti, ricca, tedesca) non ho nulla da dire, specie dopo le parole alte del Presidente della Repubblica Federale di Germania. Ho molto apprezzato l’elegante silenzio del nostro Presidente sui due criminali-manager della ThyssenKrupp fuggiti in Germania dopo la condanna e da anni liberi, malgrado una sentenza passata in giudicato di un paese amico (sic!). Con politici arroganti di tal fatta meglio comportarsi da signori come ha fatto Sergio Mattarella.

A detta della Guardia di Finanza e della Magistratura la Comandante ha compiuto dei reati, e pare anche gravi, ma i “competenti” hanno spostato l’ottica sulla disobbedienza civile per scopi nobili in un clima politicamente avvelenato (giuridicamente non significa nulla, ma tant’è), schierandosi con lei. Pretendevano pure (incredibile!) che lo facesse anche il Presidente, dimenticando che lui è Presidente del Consiglio Supremo di Difesa (Marina Militare), Presidente del CSM (Magistrati), ha insediato il Governo Conte, ha nominato i ministri.
Non so che dire, sono un vecchio, quindi resto fermo alla legalità violata. Alcuni hanno paragonato Carola Rackete ad Antigone, io sono arrivato solo a domandarmi “Il conflitto di valori di Antigone era stato pianificato a tavolino da Sofocle?”. Poi, ho gettato la spugna, per mia manifesta incompetenza.

Allora sono tornato al mondo del business, ove mi muovo con più scioltezza, perché mi identifico nel principio di Giovanni Falcone: “Segui i soldi”. Così troverai la verità, quindi, se del caso, il colpevole. Non dimenticherò mai l’intercettazione di Mafia Capitale di Salvatore Buzzi che mi fatto capire, in modo definitivo, come affrontare l’analisi del tema “migranti: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Si potrebbe finire qua, ma andiamo avanti nell’analisi.

Leggo Fausto Biloslavo (Il Giornale) che ha messo in fila, in modo pignolo, tutte le spese fatte da Sea Watch nel 2018. Andiamo al totale: 2.700.000 €. Poi vado dall’amico Bruno Tinti (Italia Oggi) già importante magistrato e oggi titolare di uno studio legale “Un immigrato clandestino che si era rivolto a noi, imbarcatosi in Libia dopo un lungo viaggio attraverso mezza Africa, ha mantenuto per oltre due anni la sua famiglia in Bangladesh (5 persone) con i 2,5 € giornalieri (75 €/mese) ricevuti dallo Stato italiano durante l’attesa per avere il permesso di soggiorno e tutti trasferiti in Bangladesh”. Bruno fa un paio di divisioni e conclude che con i quattrini spesi nel 2018 dai padroni di Sea Watch si sarebbero potuti “salvare in loco” circa 200.000 persone. Sono senza parole. Il catafalco della cultura salottiera della migrazione delle élite nostrane è crollato miseramente solo facendo un paio di divisioni, accoppiando le spese di Sea Watch e quelle di un migrante risparmiatore del Bangladesh? Non ci posso credere. Eppure è così. Bruno ha ragione. Fine di un bluff?

Dove sta la ratio, allora? Perché questa decisione delle élite di perseguire pervicacemente una strategia (perdente) di tal fatta? Che, a detta della loro stessa minoranza (siamo quattro gatti), favorisce quelli che loro chiamano “populisti” e che invece, proprio per colpa loro, stanno diventando popolo? La risposta io l’ho, l’ho da una dozzina d’anni, ci scrivo da una dozzina d’anni: Segui i soldi. Troverai non la Spectre ma molto più banalmente dei mafiosi in guanti gialli, dei cosmopoliti dai curricula prestigiosissimi di cui sappiamo tutto, ma fingiamo di non sapere nulla. Prosit!

*Riccardo Ruggeri, operaio Fiat per 40 anni poi Ceo di New Hollande, manager, imprenditore, giornalista, editore, scrittore.


(Autorizzato dal blog riccardoruggeri.eu)

Riccardo Ruggeri