Editoriali | 25 giugno 2019

Bot, minibot o...spezzatino stripping? Di Paolo Turati*

Una proposta alternativa , un po' provocatoria, un po' no, per disinnescare le criticità dei minibot

E’ nota la diatriba corrente relativa alla proposta ( peraltro presente nel Contratto di Governo Lega-M5S) del Tesoro di emettere minibot.

In effetti, è ben vero che ci sono già in giro monete surrettizie alternative di importo rilevante, come ad esempio i “buoni-pasto”, però, anche se la massa riveniente da questi minibot alla fin fine sarebbe limitata ad una frazione della massa monetaria circolante in denaro liquido, che è di circa l’8% del totale, è anche vero che a metterci la faccia col suo ( nostro) Stellone sarebbe lo Stato e non un qualche emittente privato magari pur di dimensioni ragguardevoli, con tutti i se ed i ma del caso anche in sede comunitaria.

Come proposta alternativa, “provocatoria”( ma neppure tanto), che disinnescherebbe alcune, se non la totalità, delle criticità si potrebbero emettere, per rimborsare titoli di stato dei vari in scadenza ogni anno( 187 miliardi nel 2019: 168,2 di BTP,12,6 di CCT e 6,05 di CTZ; 162 miliardi nel 2020:146,6 di Btp e 15,3 di CCT; 162 Miliardi di Btp nel 2021), dei titoli di Stato decennali a cedola semestrale indicizzata sul tasso euribor 6 mesi + spread dell’1% semestrale ( sarebbero più o meno le condizioni della parte variabile dopo il secondo anno di tasso fisso al 2,7% del Bond settennale emesso il 14 Giugno 2019 dalla Cassa Depositi e Prestiti per il retail) esitando già in asta separatamente( così come poi quotandoli ufficialmente in Borsa) il mantello e le 20 cedole future, la quale emissione si potrebbe ad esempio definire di CCTS ( Certificati di Credito del Tesoro Strippati o "Stripped", che oggi, stante l'euribor in questione negativo al -0 25%, renderebbe complessivamente ai sottoscrittori, componendo tutte le parti strippate, meno del 2% annuo, rappresentante parimenti anche il costo dello Stato a parte il recupero fiscale di quest’ultimo del 12,50%). Nell'asta competitiva di emissione, il mantello rappresenterebbe un titolo a zero coupon che a oggi potrebbe prezzare finanche 80 su 100 e il monte-cedole ( altri 20 titoli zero coupon con scadenze da sei mesi a 10 anni di cui il primo a tasso già fissato e i restanti 19 a tassi equivalenti a quelli che saranno determinati dal rendimento indicizzato di cui sopra degli ultimi sei mesi di vita residua), stante la prospettiva ( che è una certezza nel lungo periodo dei 10 anni) di tassi in rialzo ed un meccanismo di indicizzazione appetibile potrebbe anche essere sottoscritto complessivamente per 30 su 100.

In pratica, grazie alle aspettative del Mercato sul rialzo dei tassi, il Tesoro incasserebbe dai 21 titoli emessi già strippati in origine ( come detto sopra 1 è rappresentato dal mantello e 20 dalle singole cedole) dall'asta competitiva di emissione verosimilmente i 110/100( centodieci centesimi) del nominale dell’ emissione stessa se la considerassimo come “non strippata” e lo Stato potrebbe utilizzare il surplus ( che potrebbe essere anche del 10% dell’emissione nominale sempre qualora questa fosse emessa non strippata), ovviamente provvisorio (con una vita media residua di 5 anni), che è in sostanza una sovra-disponibilità immediata da rifondere a termine (cioè da restituire "a rate" semestrali più la maxirata finale del mantello) assieme al coacervo tutto dell’emissione medesima, che potrebbe venire utilizzata per rimborsare i debiti erariali a imprese e cittadini.

Provocazione? Finanza creativa? Può essere che la si possa considerare così, non di meno ad una suggestione del genere il MEF non sarebbe peregrino dedicasse un po’ di tempo di approfondimento. Magari proficuamente.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti