Editoriali | 20 giugno 2019

Nessun scandalo per i minibot. Di Carlo Manacorda*

E’ più scandaloso parlare dei Minibot, che non esistono (ancora), o dei 53 miliardi di debiti della Pubblica Amministrazione (PA), che esistono? I maestri dell’economia hanno bocciato questa soluzione per risolvere il problema, quasi che il problema fosse lo strumento immaginato per pagare i debiti e non i debiti

E’ più scandaloso parlare dei Minibot, che non esistono (ancora), o dei 53 miliardi di debiti della Pubblica Amministrazione (PA), che esistono? A questa domanda dovrebbero rispondere, ma con onestà, coloro che, non appena hanno sentito parlare di Minibot, si sono subito indignati, dichiarandone l’improponibilità e, addirittura, l’illegalità. Qualcuno è andato ancora oltre. Ha insinuato che l’emissione dei Minibot anticiperebbe le intenzioni di quelli che vogliono che l’Italia esca dall’euro. Forse due parole al riguardo non sono di troppo.

Secondo la stima indicata il 31 maggio 2019 dal Governatore della Banca d’Italia (parliamo di stima poiché, nella PA, neppure questo dato è certo), la PA, cioè lo Stato e tutte le altre pubbliche amministrazioni, ha un debito nei confronti dei propri fornitori, valutato al 31 dicembre 2018, di 53 miliardi. L’Unione Europea ci ha già bacchettato più volte per questa situazione poiché i ritardi nei pagamenti della PA violano la legge che impone che i debiti vanno pagati entro 30 giorni da quando sono maturati. Nel 2017, per questo ha anche denunciato l’Italia alla Corte di Giustizia europea. Questi ritardi hanno anche fatto fallire alcune imprese. E, purtroppo, qualche imprenditore si è suicidato, non accettando il fallimento della sua azienda per colpa dello Stato che non paga i debiti.

Il 28 maggio 2019 la Camera ha votato, all’unanimità, una mozione che ipotizzerebbe l’emissione di Minibot, cioè di titoli di Stato di piccolo importo (tra i 5 e i 100 euro), per pagare subito almeno una parte di questo debito (fino a 25.000 euro per creditore). Ed è stato immediatamente scandalo per i maestri dell’economia, con la bocciatura di questa soluzione per risolvere il problema, quasi che il problema fosse lo strumento immaginato per pagare i debiti e non i debiti.

Non intendiamo avventurarci nel complesso dibattito circa la possibilità di introdurre una moneta parallela (i Minibot) per pagare una parte dei 53 miliardi dei debiti della PA.

Come in tutte le questioni, ci sono i pro (primo tra tutti, la possibilità per le imprese di disporre di un po’ di liquidità per poter aumentare la spesa) e i contro (i Minibot potrebbero rappresentare una moneta illegale, contraria alle regole dei Trattati europei). Ci limitiamo a fare alcune riflessioni di natura puramente ragionieristica sul problema. La legge stabilisce che, quando a fine anno si redige il bilancio dell’impresa, i debiti vanno registrati nel “Passivo” dello Stato patrimoniale, cioè nella parte del bilancio dove gli importi hanno un segno meno davanti. Se un’impresa privata (povera lei!) avesse 53 miliardi di debiti (come ha lo Stato), dovrebbe assolutamente registrarli in questa parte del suo bilancio. Se poi non vuole essere dichiarata fallita, deve esporre “Attività”, cioè valori positivi (per immobili, impianti, denaro, partecipazioni in altre aziende, ecc.) di valore sufficiente a coprire questi e gli altri debiti che eventualmente ha. In buona sostanza, l’impresa è sana se il valore dei suoi beni patrimoniali è superiore a quello delle somme che deve pagare o restituire.

Nel caso dei Minibot, si è subito detto che aumenterebbero il debito dello Stato (cioè quel passivo monstre che oggi vale 2.360 miliardi mal contati). Ma ai “guru” dell’economia che hanno bocciato i Minibot andrebbe chiesto se ritengono che i 53

miliardi di debiti dello Stato convertiti in questi titoli di piccola tagli aumenterebbero il debito pubblico mentre, se non convertiti in Minibot, il debito non esisterebbe.

E loro, serenamente, risponderebbero che è così poiché ciò che vale per il bilancio dellei mprese non vale per quello dello Stato che ha regole diverse. Come abbiamo detto, i 53 miliardi di debiti sono una stima, non un valore certo. Pertanto lo Stato annoterà questi debiti nel suo bilancio quando, un po’ per volta, li pagherà. Quanto poi a non sapere quanti sono i debiti dello Stato e delle pubbliche amministrazioni, tutto si riduce a un po’di polemica tra il Ministero dell’Economia e le pubbliche amministrazioni. Il Ministero dice che la colpa è di queste che non gli trasmettono i dati. E tutto questo la dice lunga sulle certezze che si possono avere quando si vendono come effettivi i dati sul deficit dello Stato, cioè sul rapporto tra le entrate e le spese della PA, e come l’importo dei debiti possa variare a seconda di ciò che ci mettiamo dentro. Dubitare di questi dati è il minimo che si può fare.

In conclusione, anziché indignarsi sui Minibot, sarebbe molto più utile che i maghi della finanza pubblica escogitassero un metodo, certo e non fasullo, per pagare le fatture a chi ha fornito beni e servizi alla PA. Se ciò continuerà a non avvenire, hanno ragione coloro che sostengono che la PA., anziché soffocare se stessa aumentando il proprio debito,preferisce soffocare le imprese continuando a non pagare i suoi debiti.

*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato