Editoriali | 19 giugno 2019

Pagamenti in criptovalute e tokenizzazione relativa alle opere d'arte. Di Paolo Turati*

Evoluzione del mercato delle opere d'arte: può succedere anche di possedere solo i certificati di proprietà digitali di un 'opera di Warhol

Maecenas, Paddle8 ma anche Case d’asta non blockchain come Santagostino di Torino sono alcuni dei primi sperimentatori dei pagamenti in opere d’arte in criptovalute, ma il pagamento non è che uno dei fattori interessanti nella fattispecie: Maecenas, con un importante Beta Test ha ad esempio tokenizzato un’importante opera d’arte già nel 2018 e col suo Progetto Phoenix, nato in collaborazione con John McAfee, mira a aggredire il Mercato di autori sempre più importanti, come lo stesso Picasso.

Maecenas, ha tokenizzato la famosa opera di Andy Warhol «14 Small Electric Chairs», dal valore di 5,6 milioni di dollari. Quando l’asta riguardante l’opera in questione si è conclusa, il 31,5% della sua proprietà è stato ceduto ai partecipanti. Contrariamente ad un’Asta tradizionale, Maecenas ha offerto quote digitali dell’opera di Warhol, il che significa che gli offerenti di successo non hanno ricevuto alcun pezzo dell'opera d'arte fisica, né possederanno la tela nella sua interezza ma solo i certificati di proprietà digitali.

Il proprietario, Eleesa Dadiani, manterrà oltre la maggioranza delle carature come da regolamento. Da un punto di vista tecnico è stato utilizzato il Processo di asta olandese, il che significa che il prezzo delle carature viene determinato fino alla fine dell'asta che, in questo caso, era stabilito in sei settimane o fino al raggiungimento dell'obiettivo finanziario di Maecenas. Il prezzo di riserva era fissato a $ 4 milioni.

Attraverso il metodo d’asta olandese, gli offerenti possono presentare offerte congrue a quelle che ritengono che valga l'opera d'arte piuttosto che aumentare le loro offerte man mano che l'asta avanza. Quando l'asta si chiude, gli offerenti "vincenti" vengono selezionati dall'offerta più alta fino a quando non vengono assegnate tutte le carature. Ad Asta conclusa, sulla blockchain, in questo caso di Ethereum, vengono aggregate tutte le offerte e stabilito un prezzo finale, che sarà l'importo più basso che consente a tutte le carature di essere vendute.

Più in generale, l’utilizzo di criptovalute per il pagamento delle opere d’arte in asta o direttamente fra privati necessita, ovviamente, dell’utilizzo di alcuni apparati di tecnicalità. Non tanto e non solo per l’effettuazione del pagamento e la ricezione dello stesso sulle piattaforme relative ma anche in merito a situazioni spurie. Ad esempio per il pagamento e la ricezione del medesimo in una compravendita presso una Casa d’aste tradizionale, la funge da intermediario fra un compratore e un venditore e da stanza di compensazione sia del bene artistico che del numerario al netto delle commissioni fra i due soggetti.

Premesso che il pagamento, salvo deroghe peraltro possibili, è “immediatly due”, è evidente che le tempistiche dilatorie normali in un’Asta tradizionale( in specie rispetto al venditore, che, allo stato, incassa per contratto qualche settimana dopo) possono portare a perdite o guadagni finanziari legati alle oscillazioni delle criptovalute rispetto a quelle ordinarie in cui potrebbero dover venire riconvertite per scelta del venditore.

A tal fine, ma non certo solo per l’investimento in Arte( ormai ci sono Notai che rogitano compravendite immobiliari in Bitcoin), il Mercato finanziario si è dotato di strumenti derivati di copertura, come il futures su Bitcoin trattati sul CME e gli Indici su Bitcoin ed Ethereum quotati sul Nasdaq.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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