Editoriali | 17 giugno 2019

Crollo produzione auto ad aprile: -17,1%. Stanno togliendo il futuro ai giovani per inseguire le falsità della borghesia green chic. Di Giuseppe Chiaradia*

Ecotasse demenziali, chiusura dei centri storici alle auto, blocco dei diesel: pensavano di indurre la gente ad acquistare l’auto elettrica invece gli stanno facendo passare la voglia di acquistare l’auto qualunque essa sia. Se si continua con queste falsità su global warming ed inquinamento da CO2 l’Europa si riempirà di gente impoverita e di giovani senza futuro, perché sarà andata in rovina l’ultima industria strategica nella quale è ancora competitiva: l’automobile, a tutto vantaggio del Dragone cinese

Dal dopoguerra la “macchina” è sempre stata lo status symbol per eccellenza. Quando i giovani entravano al lavoro, il primo acquisto importante era un’utilitaria. Un aumento di stipendio, uno scatto nella carriera, comportavano spesso la decisione di cambiare la “macchina” per una nuova ancor più bella e potente. Ma la campagna denigratoria contro i motori termici, condotta in prima fila da sedicenti ambientalisti in combutta con la borghesia green chic, sta facendo passare alla gente la voglia di possedere questo status symbol.

La perdita di produzione di automobili cumulata dei primi quattro mesi del 2019 è stata del 14,7%. Dunque, attenzione, assecondare le sciocchezze di questi individui può essere fatale, non solo perché se ne riduce l’acquisto, ma anche perché se l’auto diventa uno strumento della nostra esistenza come un altro, che lo si compra per la pura funzionalità, allora l’industria automobilistica europea è spacciata, perché in fatto di prestazioni riferite al costo, il Dragone è di gran lunga superiore: la laboriosità e la dedizione di 1,4 miliardi di cinesi, unita all’intelligenza della sua classe dirigente, è ineguagliabile.

Gran parte dei prodotti del manifatturiero tecnologico: gli elettrodomestici, gli impianti di condizionamento, i televisori, i telefonini, vengono ormai dall’ Asia; in Europa ci sono solo i magazzini e qualche piccola produzione secondaria, come specchietto per le allodole, che in Europa sono evidentemente molto diffuse.

Ma allora quale futuro attende i giovani se vengono persi i lavori altamente qualificati che permette l’industria tecnologica? Dovranno contendersi con i disperati arrivati dall’Africa i mestieri della povertà: camerieri, scaffalisti nei supermercati, portatori di pizza a domicilio? Dovranno vivacchiare con qualche lavoretto qui è là anche dopo che non potranno più usufruire dell’aiuto dei genitori? Come si può progettare il futuro della propria esistenza se non c’è nessuna speranza all’orizzonte?


Il primato europeo nel motore diesel

E’ bene ribadire questa osservazione: oggi si acquista una BMW, una Mercedes, un’Alfa, una Jeep, soprattutto perché ha un certo design o certe prestazioni innovative ed in questo campo i cinesi sono in difficoltà: le capacità di innovazione prestazionale sui motori termici, in particolare diesel, sono legate più all’intuito degli ingegneri e degli operai che operano sul campo, piuttosto che alla capacità scientifica dei centri di ricerca ed alla disponibilità ad investire risorse dei governi. Ed in quanto ad intuito e spirito di innovazione, tedeschi e italiani sono superiori.


Il pretesto dell’aria pulita per vendere più auto

Sinora, i governanti tedeschi, con il pretesto dell’ambiente, avevano imposto i vari euro 0,1,2,3,4,5,6 non solo per obbligare gli ignari e obbedienti cittadini a cambiare più frequentemente auto, ma anche per difendere le cause automobilistiche tedesche dalla concorrenza asiatica, alzando progressivamente i target di qualità delle emissioni.

La protezione ha funzionato bene, difatti i cinesi hanno dilagato ovunque, ma non lì: la tecnologia di costruzione del motore termico, in particolare il diesel, che ha una complicazione costruttiva maggiore del ciclo otto a scintilla, rimane ancora saldamente in mani europee.


Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Poi è arrivata nel 2015 la vicenda grottesca della centralina manomessa della Wolkswagen. L’agguato è avvenuto in California, dove regnano sovrane le ideologie green chic e dove l’attenzione delle compagnie informatiche della Silicon Valley verso il business dell’auto elettrica è altissimo, in quanto in quel tipo di veicolo sono ottimamente applicabili tutte le inutili sofisticherie informatiche.

I media radical chic si sono avventati sul diesel come degli sciacalli, trasformando un motore definito fino a pochi anni fa ecologico a simbolo del male, e la campagna denigratoria ha messo le ali all’auto elettrica, spingendo governi compiacenti o distratti ad incentivare l’elettrico e mortificare il tradizionale. Le stesse case automobilistiche, intravvedendo l’illusione del business si sono anch’esse sciaguratamente buttate sull’elettrico. Ma come dice l’antico proverbio: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.


L’ autolesionismo dell’industria automobilistica tedesca

Perché c’è un fatto che ai presuntuosi padroni delle big companies europee, soprattutto tedesche, è sfuggito: se con la tecnologia del motore termico gli europei potevano competere coi cinesi, visto che hanno sviluppato costantemente questo motore per svariati decenni (il primo brevetto del diesel è datato 1892) mentre i cinesi sono entrati nell’era moderna solo nel 1976, con l’avvento di Deng Xiaoping al potere, purtroppo col veicolo elettrico è tutta un’altra musica. Per tre motivi. il primo è che costruttivamente il motore elettrico è di una semplicità estrema rispetto al termico, e quindi non c’è un vantaggio competitivo legato all’esperienza. Il secondo: i cinesi sono avanti già da anni nello sviluppo della tecnologia elettro-chimica delle batterie al litio-cobalto, il cuore del veicolo elettrico. Il terzo: la capacità di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico dei cinesi è straordinaria e possono avvalersi del sostegno illimitato di un ingegnere chimico formidabile: Xi Jinping, il Presidente della Cina.


Anche le aziende della componentistica riflettano prima di accodarsi al pifferaio

Il motore termico è estremamente complesso nei suoi componenti (biella, manovella, testata, iniettori, etc..) ed altamente sofisticato nella qualità della lavorazione meccanica. Un discorso simile vale per i sistemi di trasmissione del moto. Viceversa il motore elettrico è semplice tanto nel funzionamento, quanto nel sistema di trasmissione. Quindi è evidente che se il motore elettrico dovesse, grazie all’insipienza dei governi europei, imporsi, la gran parte delle aziende della componentistica di qualità dell’auto verranno rottamate assieme al motore termico.

*Giuseppe Chiaradia, ingegnere chimico

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