lineaitaliapiemonte.it | 16 maggio 2019

Reddito di cittadinanza: definito il modello Piemonte

56mila i nuclei familiari che hanno richiesto il sussidio. Il Piemonte 7° in Italia per numero di domande ma i potenziali beneficiari, sulla base delle stime, sono 116mila nuclei e 250mila individui

Un approccio multidisciplinare che, sul modello positivo del Rei (reddito d’inclusione sociale), consenta di integrare politiche occupazionali e politiche socio-assistenziali, indirizzando i nuclei famigliari e i loro componenti ai servizi di cui hanno maggiore bisogno: per il lavoro (gestiti dai centri per l’impiego) o per l’inclusione sociale (affidati ai comuni e loro consorzi). E’ quello che adotterà il Piemonte, in base a quanto previsto da una delibera di indirizzo approvata oggi dalla giunta regionale, su proposta degli assessori al Lavoro e alle Politiche sociali, per dare attuazione al reddito di cittadinanza.

Tra il 6 marzo e il 30 aprile scorso, stando ai dati Inps, il sussidio è stato richiesto in Piemonte da oltre 56mila nuclei famigliari (di cui 33.718 in provincia di Torino), dati che collocano la nostra regione al settimo posto in Italia per numero di domande, dopo Campania (172.175), Sicilia (161.383), Lazio (93.048), Lombardia (90.296), Puglia (90.008) e Calabria (70.300). Quasi il 60% delle istanze è stata presentata attraverso i Caf, seguiti dagli uffici postali (37% delle domande), dal sistema Poste-Spid (2,8%) e dai patronati (circa 2%). Rispetto al mese di marzo, quando la misura è partita, il numero di domande è calato in modo significativo ad aprile (10.765 domande contro le 45.900 di marzo). Una tendenza che andrà naturalmente verificata nelle prossime settimane.

Gli uffici regionali hanno inoltre stimato, sulla base dei dati Istat relativi alla povertà assoluta e del tasso medio di approvazione delle domande (75%), in 116 mila i nuclei famigliari piemontesi e in 250 mila gli individui potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza in Piemonte. Di questi, si stima che il 24,8% (pari a circa 62 mila persone) avrebbero le caratteristiche per essere presi in carico dai servizi per il lavoro, il 50,3% (quasi 126 mila persone) dovrebbero essere indirizzati ai servizi sociali, mentre il 24,9% (oltre 62 mila persone) sarebbero esenti da ogni obbligo (perché, ad esempio, titolari della pensione di cittadinanza, oppure con carichi famigliari di cura o ancora occupati a basso reddito o che frequentano corsi di formazione).

Considerata l’elevata platea di potenziali beneficiari (che tuttavia potrebbe non corrispondere a quella degli effettivi richiedenti), nel dare attuazione agli interventi di propria competenza, la Regione Piemonte intende valorizzare l’esperienza di gestione delle precedenti misure di contrasto alla povertà (Sia e Rei), facendo ricorso a equipe multidisciplinari, composte da operatori del centri per l’impiego e da assistenti sociali, in grado di valutare le caratteristiche del beneficiario e invitarlo a presentarsi al centro per l’impiego per la sottoscrizione del “Patto per il lavoro”, se le esigenze sono di carattere unicamente lavorativo, oppure ai servizi sociali per la sottoscrizione del “Patto per l’inclusione sociale”, se i bisogni sono più complessi. Un’impostazione condivisa con ANCI Piemonte e con la Consulta dei soggetti gestori dei servizi socio-assistenziali.

La Regione Piemonte, spiega l’assessora al Lavoro, si sta attrezzando per far funzionare nel migliore dei modi una macchina complessa, che, come si capisce dai numeri, avrà un impatto significativo sui servizi socio-assistenziali, quindi sui comuni. Fino al 30 novembre prossimo, tra l’altro, non sarà operativa la piattaforma informatica di gestione centralizzata del reddito di cittadinanza. Le regioni stanno facendo la loro parte, collaborando attivamente con Anpal per definire le modalità di trasmissione e scambio dei dati dei beneficiari del reddito di cittadinanza, con l’obiettivo di rendere disponibili nel più breve tempo possibile le proposte di attivazione, ma si tratta evidentemente di procedure che non si possono improvvisare. Inoltre si chiede al governo di velocizzare le procedure per consentire di assumere i nuovi operatori dei centri per l’impiego.

Per l’assessore alle Politiche sociali, a fronte dell'incertezza che grava ancora sull'attuazione delle politiche attive del Reddito di Cittadinanza, la Giunta regionale ha deciso di assumersi direttamente la responsabilità per dare risposte più chiare agli operatori. L'obiettivo di questa delibera è quello di costruire un modello di azione condiviso tra servizi sociali territoriali ed i centri per l'impiego, in modo da incardinare l'attuazione del Reddito di Cittadinanza sul lavoro già attivato da tempo sui territori per il reddito di inclusione.

Comunicato stampa