Editoriali | 17 aprile 2019

Si faccia di Notre Dame un tempio laico nella Francia scristianizzata. La provocazione di Riccardo Ruggeri*

La Chiesa di Francia prenda atto che la "quota di mercato" dei cattolici praticanti è irrilevante: un Paese scristianizzato non ha bisogno di chiese ma di templi (e di tempi) laici, come la piramide del Louvre. Considerazioni (amare) di un manager.

Questa foto (Ansa) coglie lo spirito profondo di uno spicchio della Francia giovane che assiste attonita all’incendio di Notre Dame. Nessun sociologo sarebbe riuscito a fare una selezione di tipi umani così impeccabile, come ha fatto il caso: i profili sono quelli della classe sociale che in Italia, con felice espressione, chiamiamo “maggioranza silenziosa”, qua nella versione giovane. Che poi altro non sono che le persone perbene. Hanno tra i venti e i trent’anni, giubbotti in tessuti tecnologici e sciarpe dal doppio nodo, come si conviene in una città ove il freddo è soprattutto umidità aumentata. Senza aver bisogno di un regista, quelli più giovani si sono messi in prima fila, sono in ginocchio sul gelido selciato (postura impeccabile, grazie ad articolazioni delle ginocchia ancora intatte), non hanno bisogno di parlare perché i loro volti esprimono le rispettive emozioni, alcuni anche i loro tumulti interni. L’unico che si lascia andare al pianto, anche se per pudore lo nasconde tra le due mani, è il più anziano, in seconda fila, a sinistra (lo immagino tale per i capelli appena brizzolati). In questa foto la tecnologia è assente, gli smartphone tacciono, una spoglia bici Peugeot d’antan serve per appoggiarsi, ci sono solo giovani, nessun animale da compagnia, la casa dietro di loro, importante come si conviene alla zona, è illuminata, ma non c’è nessuno all’affaccio Sembra Empire des lumières, di Réne Magritte. I giovani sono soli a osservare e a soffrire per l’ennesima perdita di un simbolo antico di una Francia che ogni sabato brucia, come Notre Dame.

Nell’inferno o nel paradiso dei filosofi (chissà dove sarà finito) gode Henri de Saint Simon che dopo la Rivoluzione propose di comprarla al solo scopo di distruggerla, in quanto la considerava il tempio dell’oscurantismo religioso. Allora intervenne Victor Hugo con il suo capolavoro (Notre Dame de Paris) che fu il mezzo cultural-pubblicitario che procurò i quattrini per la sua ricostruzione, seppur finto gotica. Le due guerre, il degrado progressivo, causa poca manutenzione da parte dello Stato (a cui competeva), portò all’attuale collasso, come innesco un probabile, banale corto circuito dei ponteggi, quando gli operai erano assenti. Sciatteria in purezza.

Cosa mi attendo? Che la Chiesa di Francia e il Vaticano prendano atto (mi scuso per l’orrendo linguaggio manageriale usato) che la “quota di mercato” dei cattolici praticanti in Francia è ormai irrilevante, nessuna possibilità di ricupero, e doni allo Stato francese i ruderi di Notre Dame perché ne faccia ciò che vuole. Non c’è neppure bisogno di sconsacrarla, ci ha già pensato il tempo. Un paese, in pratica, scristianizzato non ha bisogno di chiese ma di tempi laici, tipo la Piramide del Louvre (nell’atrio c’è tutto, le sale con le opere d’arte sono un accessorio), Emmanuel Macron prima ancora che l’ultima fiamma fosse spenta, si è affrettato a preannunciare un grande concorso internazionale per la sua ricostruzione, immagino con la solita compagnia di giro delle archistar di regime. Sono certo che sotto la discreta regia di Jaques Attali i capitali per ricostruirla si troveranno, eccome (François Pinault si è già fatto avanti con 100 milioni €, Bernard Arnault raddoppia (Tiè!), Total si ferma a 100, in attesa di vedete se il socio Khalifa Haftar ce la fa, altri seguiranno). Prosit.

(Autorizzato dal blog riccardoruggeri.eu)

*Riccardo Ruggeri, operaio Fiat per 40 anni poi Ceo di New Hollande, manager, im