Editoriali | 15 aprile 2019

La Space Economy: imprenditori privati ( e avvocati) in rotta verso la Galassia Centrale. Di Paolo Turati*

Il settore della Space Economy è destinato a crescere vertiginosamente: i coloni di altri mondi avranno bisogno di tutto per sopravvivere e saranno disposti a pagarlo a carissimo prezzo.

Prima ancora che Elon Musk, Richard Branson o Jeff Bezos( i tre più famosi e ricchi imprenditori visionari dei nostri giorni) si sono accorti gli avvocati del favoloso giro d’affari che sta per “abbattersi” in forma sempre più rilevante sui loro studi, magari quando molti di essi non ci saranno fisicamente neppure più, ben consci che in ogni modo lo Studio sopravviverà loro, magari conservando lo stesso nome dei medesimi in cima alla carta intestata, forte delle centinaia o migliaia di partners ed associati che sempre più stanno trasformando il business di queste entità legali da forense in attività d’affari.

Secondo Morgan Stanley, il Settore della Space Economy gode di tasso di crescita annuo del fatturato a livello mondiale di circa il 7 % (da $175 miliardi nel 2005 a circa $385 miliardi nel 2017), ma, probabilmente, questo è ancora nulla, solo che si pensi all’accelerazione del fenomeno che negli ultimi giorni ha portato verso la Luna per la prima volta da una missione spaziale privata e che ha visto i Giapponesi inviare senza particolari problemi un satellite su un asteroide ( https://www.theverge.com/2019/2/21/18233768/spacex-falcon-9-rocket-launch-spaceil-beresheet-moon-spaceflight-nusantara-satu ).

Come sempre è il commercio che determina le spinte in aventi del genere umano e col semplice motivo di trovare o creare nuovi mercati. «Il commercio è il nostro fine», dice, in “Blade Runner” di P.K. Dick, il fondatore della Tyrrell Corporation che colloca sui mercati un ‘prodotto’ che, nella sua vision, è «più umano dell'umano».

La Terra non ha, in effetti, più molti Mercati da offrire. Se si toglie l’Africa che potrà forse garantire una certa ‘domanda aggregata nuova’ per i prossimi decenni, ormai c’è eccesso di offerta di tutto, anche grazie, o a causa, della robotica. Non basteranno più un Cristoforo Colombo finanziato da uno Stato sovrano in cerca di sviluppo o un Marco Polo spinto dallo spirito imprenditoriale privato ( i due motori che sono ad ora hanno guidato il Mondo Moderno). Bisognerà trovare altri modi per consumare ( sempre ) di più. E, salvo che non ci si imbatta inopinatamente in stirpi stellari vogliose di avere a che fare con noi ( cosa, al momento, piuttosto dubbia sia in termini probabilistici che -da parte loro- opportunistici), è evidentemente necessario che l’Uomo ri-parta alla colonizzazione di altri Mondi( nel medio termine nel già di per sé interessante – si pensi solo all’asteroide Eros 433 che “ogni tanto” passa a ‘soli’ 27 milioni di chilometri dalla Terra e che pare contenere 100 mila volte tutto l’oro estratto finora dal globo terracqueo- ambito del Sistema solare e in un futuro magari poi neppur troppo lontano, decodificato l’enigma della velocità della luce, verso le stelle e le galassie).

Così scriveva oltre mezzo Secolo fa un altro visionario, un russo che risponde al famoso nome di Isaac Asimov, nel primo Libro del ‘Ciclo delle Fondazioni’: “Trantor… raggiunse il massimo sviluppo del Tredicesimo Millennio…era naturalmente destinato a diventare l’agglomerato più abitato e ricco…la sua urbanizzazione, con un incremento costante, aveva raggiunto ad un certo punto il suo limite massimo…quasi tutte le persone( quaranta miliardi di abitanti) dedicavano il loro tempo alle necessità amministrative…”.

Quindi, presto di nuovo sulla Luna e poi su Marte e così via ma, questa volta, seguendo le logiche dell’interesse privato, a caccia di minerali preziosi di primo acchito, benché il business principale sarà quello dell’inurbamento su altri pianeti di milioni di nuovi coloni necessitanti di quasi tutto per il loro sopravvivere, che “pagheranno carissimo” non certo solo l’attività estrattiva ma, presumibilmente, creando centri di eccellenza tecnologica su Mondi che non è detto che abbiano solo caratteristiche critiche, come la mancanza di ossigeno, ma anche vantaggi, ad esempio gravitazionali. Dopo di che, è chiaro che scoppieranno “Guerre Stellari”, col rischio della distruzione di intere Galassie ( ma non degli Studi Legali ivi situati, che avranno di certo già preso debite precauzioni, magari trovando una scappatoia attraverso ad un Buco nero come quello appena fotografato per la prima volta ).

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti