Editoriali | 09 aprile 2019

Multe europee: salasso per le casse dello Stato. E paghiamo noi. Di Carlo Manacorda*

Dal 2011 al febbraio 2019 l'Italia ha pagato 589 milioni di multe all'Europa. Ma su queste notizie si tace: svelerebbero le colossali inefficienze del sistema Paese nel corso degli anni.

Negli ultimi 8 anni, l’Italia ha pagato 200 mila euro al giorno all’Europa per le multe che si è beccata violando le norme europee. 

A Bruxelles hanno tirato giù due conti ed hanno riscontrato che, dal 2011 al 28 febbraio 2019, l’Italia ha versato nelle casse dell’Unione europea, a seguito di condanne della Corte di Giustizia dell’Unione per le cosiddette “procedure d’infrazione”, cioè per non aver osservato le disposizioni stabilite dall’Europa in molti settori, complessivamente 589 milioni di euro.

Le multe maggiori hanno riguardato le discariche abusive (204 milioni, che si ripeteranno fino a che l’Italia non riuscirà a impedire che si creino), l’emergenza rifiuti in Campania (151 milioni, anche questi destinati a ripetersi fino a che l’emergenza, si fa per dire, che dura da circa 25 anni, Governo Ciampi, 1994, non verrà meno), la violazione delle norme per depuratori e fogne su tutto il territorio nazionale (52 milioni). E poi tutto il resto, dal mancato recupero di erogazioni date dallo Stato illegittimamente (aiuti di stato), alle violazioni sui contratti di formazione. Se va male, ci potrebbe anche essere la madre di tutte le multe che potrebbe arrivare fino a 9 miliardi se ci fosse la bocciatura definitiva della Manovra finanziaria presentata dal governo giallo-verde per il 2019.

Insomma, un vero e proprio salasso per le casse dello Stato, che già fanno acqua da tutte le parti.

I mezzi d’informazione, in genere, non danno spazio a queste notizie. Maliziosamente, si può pensare che siano guidati/costretti a comportarsi così da chi comanda. Si tace la notizia poiché la sua diffusione farebbe toccare con mano le colossali (ed anche costose) inefficienze del sistema Paese che si trascinano, da anni, a 360 gradi, dal governo del territorio, alla realizzazione di infrastrutture a tutela dell’ambiente, ad aspetti di ordine pubblico. In generale, nella cura della cosa pubblica.

Meglio frastornare il cittadino con le solite notizie: recessione, che secondo alcuni c’è e, secondo altri, no (ma non è importante poiché, se ci fosse, non è un male solo nostro ma di tanti altri Paesi); disoccupazione (esiste, ma a fasi alterne, a seconda di chi ne parla);spread che sale (non importa; ciò che conta è continuare a piazzare i titoli del nostro debito pubblico, anche se con interessi più alti); Pil che non sale (a breve salirà, la crescita è dietro l’angolo).

Intanto, zitti zitti, si pagano le multe all’Europa. Con quali soldi? Magari, a nostra totale insaputa, con un ritocchino alle pensioni, un arrotondamento di una tassa, un taglietto ai servizi pubblici e via discorrendo. Certo è che le multe pagate all’Europa sono soldi buttati dalla finestra. Cosa si sarebbe potuto fare con i 589 milioni trasferiti ai forzieri dell’Europa? Molto, un nuovo ospedale, un taglio ai costi del lavoro, una maggiore assegnazione di fondi alla ricerca e all’innovazione, ecc.. Cioè si potevano proficuamente investire in interventi realmente capaci di favorire la crescita. E, per evitare questi sperperi di soldi pubblici, forse sarebbe sufficiente che chi governa facesse più fatti e meno parole.

Però, quando arrivano, le multe si devono pagare. Quando si verificano queste situazioni, serve poco predicare che l’Europa va riformata. Su un piano generale, la considerazione è assolutamente fondata e condivisibile. L’Europa dei cosiddetti “padri fondatori”, basata su tanta fantasia ma poca concretezza, ha fatto il suo tempo. Però, quest’Europa ha emanato ed emana norme che tutti i Paesi che ne fanno parte, Italia compresa, hanno sottoscritto e sottoscrivono tuttora. Le multe sono previste da queste norme che, fino a quando esistono, vanno applicate. Sarà una legge dura, ma questa è la legge.



*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato